In base agli accordi di Parigi del 2015, rispetto all’era pre-industriale il riscaldamento globale non dovrebbe superare 2 gradi Celsius, anzi 1,5. Se questo valore fosse superato, secondo quanto comunicato nell’ultimo anno dalla comunità internazionale dei climatologi ai governi, aumenterebbe drasticamente il rischio di siccità e di incendi delle foreste, come avviene attualmente in Australia. La stabilità di parte delle grandi masse di ghiaccio della Groenlandia o dell’Antartide potrebbe essere compromessa al punto da renderne inevitabile lo scioglimento. La conseguenza sarebbe, nei prossimi secoli, il sollevamento dei mari di parecchi metri. Due metri entro la fine di questo secolo sembrano ormai più che probabili.

Per evitare che succeda, l’umanità dovrebbe immettere nell’atmosfera non più di 340 miliardi di tonnellate di CO2. In rapporto alla popolazione, la quota della Germania sarebbe di 3,8 miliardi di tonnellate. La quantità eccedente  ci proietterebbe in un mondo lontano dagli obiettivi degli accordi di Parigi, un mondo di grandi siccità e carestie, dove centinaia di milioni di abitanti delle zone costiere dovrebbero lasciare le loro case.

Le emissioni previste dalla legge recentemente approvata in Germania comporta il raggiungimento della sua quota già nel 2030. In Italia, martedi’ sera il Consiglio regionale del Veneto ha respinto, con i voti della maggioranza di destra ed estrema destra, tutte le proposte avanzate dall’opposizione per lottare contro il cambiamento climatico. Due minuti dopo il voto, il mare ha invaso la sala. E’ la prima volta nella storia del Consiglio, il cui edificio sorge sul Canal grande, a Venezia, dove l’acqua ha raggiunto, all’inizio della settimana, il livello più alto della sua storia. Sulla Sprea ci vorrà più tempo. Ma quando, fra alcuni millenni, i ghiacci polari spariranno completamente, solo la cupola del Reichstag resterà, nel migliore dei casi, visibile aldisopra delle acque.

Giustiniano

16 novembre 2019

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