Per il primo anniversario del movimento dei gilet gialli, decine di migliaia di francesi sono scesi in piazza. A Parigi, Tolosa, Bordeaux, Nantes, Marsiglia, Lione, Montpellier ed in molte altre città, 270 cortei hanno sfilato o tentato di farlo, rifiutando a gran voce l’obbligo di « travailler, consommer et fermer sa gueule » (lavorare, consumare e chiudere il becco) . Il governo del presidente ha confermato la sua politica del pugno di ferro, che si è tradotta, in un anno, in oltre 10.000 fermi, 3.100 condanne, quasi 2.500 feriti, la perdita di un occhio per 20 manifestanti e quella della mano per altri cinque.

Le forze di polizia continuano ad affrontare i dimostranti con vere e proprie armi da guerra, come le granate esplosive, e micidiali tecniche di controguerriglia. Le denunce all’organismo di sorveglianza del comportamento dei poliziotti non hanno avuto alcun seguito. La « polizia che sorveglia la polizia » nega perfino l’esistenza di intimidazioni, abusi di potere, minacce, aggressioni, rastrellamenti, perquisizioni illegali, tentati omicidi che hanno segnato i 52 « Atti » precedenti. Un’azione è in corso presso la Corte Penale Internazionale perché il presidente e il ministro dell’Interno siano sanzionati.

Malgrado la paura, la Francia resta mobilitata. Giovedi’ hanno scioperato i lavoratori della sanità. Nelle università, gli studenti sono in agitazione. Fra poco più di due settimane è annunciato lo sciopero dei ferrovieri e degli autoferrotramvieri, in lotta contro l’ennesima « riforma » delle pensioni che comporterà più anni di contributi e meno soldi di pensione. Una politica fiscale basata sulla progressività dell’imposta in base al reddito e sull’inversione del rapporto fra tasse sui consumi e tasse sulla rendita, per migliorare i servizi pubblici invece di smantellarli, restano alla base delle rivendicazioni.

Per « La France Insoumise », l’obiettivo della polizia resta quello di impedire le manifestazioni piuttosto che garantire il diritto di manifestare. Per il Partito socialista, che ricorda che « non c’è ordine senza giustizia », « la collera resta e la violenza, inaccettabile, cresce pericolosamente ». Per i neofascisti « la risposta di Macron è stata soltanto contabile ».  I « Repubblicani » lamentano gli attacchi alle « forze dell’ordine, ai pompieri, il danneggiamento dei monumenti » domandandosi « come tutto questo sia potuto succedere in piena Parigi » e chiedono una giustizia « implacabile.. « La Repubblica In Marcia » denuncia il « saccheggio e le violenze » (dei manifestanti, s’intende).

Resta il fatto che il movimento ha rilanciato le lotte nella sanità, nell’istruzione, nei trasporti. Persone che non avevano mai manifestato sono scese in piazza spontaneamente, si sono fatte sentire, hanno provocato un’onda lunga sociale, nuove forme di organizzazione, preso coscienza che è possibile unire le rivendicazioni, sostenuto le lotte locali contro la chiusura di ospedali, di linee ferroviarie, per opporsi alla costruzione di grandi infrastrutture inutili.

Il prossimo appuntamento è il grande sciopero dei trasporti del 5 dicembre.

Giustiniano

17 novembre 2019

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