Venerdi’ 15 novembre il presidente USA Donald Trump ha graziato l’ex tenente Clint Lorance, condannato a 19 anni di carcere (ne ha scontati sei) per l’omicidio di due civili afghani, e un ex membro dei « Berretti verdi », unità di « élite » dell’esercito americano, accusato di aver assassinato all’arma bianca un talibano. Ha inoltre annullato la decisione di degradare Edward Gallagher, soldato di un’altra unità di « élite », la « Navy Seals », accusato di aver ucciso a coltellate un giovane detenuto (aveva posato con altri camerati per una foto accanto al cadavere) e aver giustiziato dei civili in Irak.

Chissà se Trump ha mai sentito parlare di Robert Jackson, pubblico ministero americano al Processo di Norimberga del 1945, che disse nella sua arringa : « Non dimentichiamo che domani la storia ci giudicherà con lo stesso metro secondo il quale noi giudichiamo oggi gli accusati ». Non perdiamo di vista che l’accusa di omicidio non ha nulla a che fare con il numero di vittime o l’origine dei responsabili. La giustizia USA aveva condannato – caso raro ! – soldati americani colpevoli di crimini di guerra in Irak e Afghanistan. Ma, anteponendo la grazia al diritto, il presidente USA li ha rimessi in libertà.

Il segnale è chiaro e rende evidente la distanza fra pretese « razze superiori » e « razze inferiori ». Per continuare ad applicare coerentemente questo concetto, Trump dovrebbe emanare un decreto di impunità dei crimini di guerra americani come quello che, dopo l’invasione dell’URSS,  stabiliva che i soldati nazisti che si macchiavano di crimini nei confronti della popolazione non dovevano essere perseguiti. E’ la logica implacabile della nefasta ideologia « America first »…

Giustiniano

18 novembre 2019

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