Sulla nomina del Che alla presidenza della Banca nazionale di Cuba circolava, e forse circola ancora, un aneddoto. Nel corso di una riunione dei dirigenti della rivoluzione, nel novembre del 1959, Fidel avrebbe domandato se c’era fra loro un economista ed il Che, che aveva sentito « comunista » (era il solo ad esserlo nel gruppo di allora) avrebbe alzato la mano. Guevara gestirà il denaro pubblico nell’interesse del popolo, secondo principi ugualitari. Fidel lo nomina anche ministro dell’Industria. Il neo-ministro  viaggia molto, studiando attentamente l’economia di numerosi paesi, ed organizza una gigantesca metamorfosi dell’economia cubana, che passa da un sistema capitalista a uno socialista. Vuole liberare Cuba dalla sua dipendenza economica dagli USA.

E’ instaurato un severo controllo dei cambi. Sono stampati nuovi biglietti di banca, che Guevara firma semplicemente « Che ». Come tutti i paesi coloniali e semicoloniali, Cuba esporta materie prime (suprattutto zucchero) ed importa prodotti finiti. Il prezzo delle prime tende a diminuire nel corso del tempo mentre quello delle seconde tende ad aumentare. « Non sono un economista » dichiara in un discorso alla radio. «Come tutti i combattenti rivoluzionari sono in questa nuova trincea… e devo preoccuparmi più di ogni altro della sorte dell’economia nazionale dalla quale dipende il destino della rivoluzione… E’ una guerra che esige eroismo collettivo, il sacrificio di tutti e che non dura solo un giorno né una settimana né un mese ; è una guerra lunga ».

Il Che visita la Spagna, l’Egitto, l’India, il Giappone, la Corea, l’Indonesia, lo Sri Lanka, il Pakistan, la Yugoslavia, il Marocco, l’URSS, la Cina, la Repubblica democratica tedesca, la Romania, la Bulgaria, l’Albania per stabilire relazioni economiche e far conoscere il nuovo Stato cubano. Incontra Nehru, Tito, Nasser, Mao e Chu En Lai. Fidel proclama la nazionalizzazione delle miniere, dell’industria petrolifera e di quella siderurgica (proprietà di American Steel), ma anche di molte piccole e medie imprese i cui padroni si trasferiscono negli USA. Giovani studenti e operai seguono corsi accelerati per far fronte alla carenza di personale qualificato.

Il 7 agosto 1960 vengono nazionalizzate 36 agroindustrie, fra cui l’United Fruit Company (dal 1989, Chiquita Brands International) – simbolo dell’imperialismo americano presente anche in Costa Rica, Colombia, Jamaica, Nicaragua, Guatemala, Panama, San Domingo – due grandi raffinerie di petrolio e tutte le compagnie elettriche e telefoniche, che appartenevano a imprese USA. Il 18 ottobre gli USA rispondono con un embargo che riguarda tutte le esportazioni americane verso Cuba tranne cibo e medicine. Cuba replica nazionalizzando i rimanenti settori controllati dagli americani : 170 imprese fra cui la Coca-Cola e General Electric. In meno di un anno la trasformazione del sistema economico cubano è completata.

A uno studente cileno, che gli domanda fin dove arriverà la rivoluzione, il Che risponde : « Ascolta, quando ti lanci dal decimo piano non ti chiedi, all’altezza del quinto, dove andrai a finire ». Per lui il volo finirà a 39 anni, l’8 ottobre 1967, quando sarà assassinato su ordine degli USA, in Bolivia…

Giustiniano

19 novembre 2019

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