Il 20 e 21 settembre 1929 si svolge a Düsseldorf l’annuale assemblea dei rappresentanti della Federazione degli industriali tedeschi (RDI), la più importante lobby del capitale tedesco, nella quale dominano i più grandi monopolisti del paese. E’ il consesso dei « veri padroni della Germania », secondo la definizione del deputato comunista al Reichstag Theodor Neubauer. Il presidente della RDI è Carl Duisberg, presidente del CdA della IG-Farben SpA, la più grande azienda chimica del mondo. Fanno parte del suo ufficio di presidenza, fra gli altri, Carl Frierich von Siemens, presidente del CdA della Siemens SpA, Paul Silverberg, direttore generale del Sindacato renano della lignite, il più grande produttore di carbone del mondo, Ernst von Borsig, grande industriale di Berlino e presidente della Federazione degli imprenditori tedeschi, e Paul Reusch, presidente del CdA del gruppo siderurgico Gutehoffnungshütte SpA.

La RDI decide di elaborare un memorandum, indirizzato al governo ed all’opinione pubblica, contenente gli obiettivi più importanti della federazione. E’ Paul Duden, membro del CdA di IG-Farben, a formularne l’orientamento. E’ lui a coniare il concetto che diventa d’ora in avanti il cuore delle rivendicazioni dei grandi industriali : la « formazione di capitale ». Un « aumento meccanico del costo dei contratti » equivarrebbe a una « riduzione della formazione di capitale » e « il procedimento seguito finora per la conclusione dei contratti » non puo’ proseguire ulteriormente. Per Duden anche la politica economica, sociale e finanziaria dello Stato deve essere subordinata alla formazione di capitale. Per spazzar via ogni equivoco circa le sue idee riguardo alla fissazione di stipendi e salari, alla fine della sua esposizione afferma esplicitamente che il modello è la « Carta del lavoro » dell’Italia fascista varata nel 1927. Quest’ultima vieta lo sciopero ed ogni atttività dei sindacati.

Progresso o decadenza ?

Anche se alla fine del 1929 non è possibile cogliere le inaudite dimensioni della crisi economica mondiale che dagli USA investirà la Germania negli anni seguenti, i rappresentanti della RDI capiscono che per l’offensiva del capitale da loro perseguita le condizioni sono più favorevoli degli anni precedenti. Con il rapido aumento della disoccupazione ed il relativo indebolimento della capacità di lotta delle organizzazioni dei lavoratori le opportunità per i grandi industriali di raggiungere i loro obiettivi politici ed economici  aumentano. Nel memorandum « Progresso o decadenza ? », elaborato dalla RDI e pubblicato il 2 dicembre 1929, le relative rivendicazioni vengono citate esplicitamente.

Anzitutto viene postulata la « emancipazione » dell’economia tedesca : « Deve essere messa al riparo da esperimenti e influenze politiche introdotte dall’esterno nel processo economico. Il progresso dell’industria, la creazione di posti di lavoro sufficienti per la popolazione e l’eliminazione della disoccupazione possono essere conseguiti solo sulla base dell’ordine economico capitalista e di una libera concorrenza. Ed inoltre : « allo Stato e al popolo interessa una classe imprenditoriale che ami il lavoro e creda nel successo. Aumentando le sue capacità, il suo ottimismo e la libertà di movimento per il suo lavoro, aumenta anche la produttività dell’economia, la sua capacità sociale e le condizioni di vita per la popolazione migliorano.

Gli aumenti salariali vengono chiaramente esclusi. Il miglioramento del tenore di vita delle masse puo’ essere realizzato solo « aumentando la formazione di capitale e ristabilendo la redditività » cioé dando assoluta priorità all’incremento dei profitti delle imprese.

Per aumentare i profitti vengono richieste ulteriori riduzioni della tasse rilevanti per le imprese, che « devono essere limitate all’indispensabile ». Si parla concretamente della « immediata riduzione, di almeno la metà,  dell’imposta sulle attività produttive » e di una riduzione analoga dell’imposta sul patrimonio immobiliare e dell’abbassamento dell’aliquota massima della tassa sul reddito al 25%. Vengono proposte in compenso nuovi tipi di imposte, da far pagare specialmente ai lavoraratori dipendenti. Ne fanno parte anzitutto il progetto di una « tassa sugli affitti » per coloro che vivono in affitto. Viene sostenuta la privatizzazione di aziende pubbliche e la drastica riduzione delle prestazioni della previdenza sociale : « la previdenza sociale deve assistere quelli che ne hanno veramente bisogno ed evitare un uso del suo dispositivo ingiustificato e nocivo per il morale del popolo ». Per i disoccupati devono essere ridotte le indennità erogate dagli uffici di collocamento e dalle assicurazioni contro la disoccupazione.

« Riforma » dello Stato

I « padroni » dell’industria perseguono anche una « riformpa » dello Stato e dei suoi organi. Ne fa parte, in special modo, l’eliminazione del più importante e più antico diritto di ogni parlamento, l’approvazione e il controllo del bilancio statale. Si dice senza mezzi termini che « il Reichstag deve limitarsi nell’esercizio del suo diritto di autorizzare la spesa. Le spese non possono aumentare senza l’approvazione del governo. »

Nel capitolo finale del memorandum c’è la frase più ipocrita : « Siamo coscienti che una realizzazione radicale delle riforme richiede sacrifici da parte di tutti, ma questi sacrifici devono essere assolutamente fatti per salvare l’economia e il popolo dal crollo ». Il risultato di una valutazione realistica del memorandum « Progresso o decadenza » puo’ essere uno solo :  il corso economico e politico che vi si propone non puo’ essere realizzato nel quadro di un ordinamento parlamentare borghese. Le rivendicazioni avanzate puntano senza alcun dubbio a un regime autoritario. Da tutto cio’ risulta che, con il suo memorandum, la RDI contribuisce in misura determinante all’insediamento di un simile regime, quello del gabinetto Brüning (dal 30 marzo 1930) e quindi alla fascistizzazione della Germania.

Reiner Zilkenat

Traduzione di Giustiniano

Da « Junge Welt » del 1° dicembre 2019

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