Dopo sei mesi e 23 conferenze regionali, la base del partito socialdemocratico tedesco (SPD) ha eletto una nuova coppia di segretari, che faranno votare al congresso del partito, il prossimo fine settimana, il loro programma. Si tratta di una clamorosa sconfessione dei tecnocrati neoliberali guidati dal ministro delle Finanze Olaf Scholz, che, incuranti delle ripetute batoste elettorali (gli iscritti – 943.402 nel 1990 –  sono ridotti a 426.000 nel 2019) restano aggrappati all’eterna alleanza con i democristiani (CDU) nel governo presieduto dalla signora Merkel.

L’ex cancelliere Gerhard Schröder considera l’elezione dei nuovi responsabili del partito con scetticismo, mentre l’ex presidente del parlamento europeo, Martin Schulz, consiglia di non uscire dalla coalizione di governo. Anche il gruppo parlamentare della SPD e il presidente della potente DGB (Confederazione tedesca dei sindacati, 6 milioni di iscritti), raccomandano la permanenza nella Grosse Koalition.

La coppia di nuovi segretari della SPD intendono ridiscutere il contratto di coalizione concluso con la CDU nel febbraio 2018, in particolare per quanto riguarda il cambiamento climatico, la giustizia sociale e la spesa pubblica per i servizi (strade, scuole, ferrovie, ospedali). Esempio : portare la tassa sulle emissioni di CO2 da 10 a 40 euro per tonnellata. Lo scontro prevedibile fra le due anime del partito (i « conservatori » fautori della continuità e i « progressisti », favorevoli alla discontinuità rispetto alla politica del governo attuale) puo’ approdare a un governo Merkel di minoranza o a nuove elezioni.

Ad auspicare queste ultime è la « Die Linke », che vede in prospettiva un nuovo governo di svolta, economica e sociale, formato da una coalizione, inedita a livello nazionale, fra sinistra, verdi e socialdemocratici…

Giustiniano

2 dicembre 2019

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