Le guerre coloniali dell’Occidente, che devastano il mondo dopo il tramonto dell’URSS, sono la peste del 21° secolo. L’Irak viene ripetutamente distrutto da quasi 30 anni, l’Afghanistan da quasi 20. La Libia e la Siria da quasi 10. I più grandi stragisti dei nostri tempi sono a Washington, Berlino, Parigi e Londra. Non solo hanno militarizzato la loro politica estera ma hanno scelto come metodo il terrorismo di Stato. Si sono divisi il lavoro. Gli USA non fingono più che il diritto internazionale importi loro qualcosa, gli alleati protestano debolmente, come dopo l’ultimo assassinio mirato perpetrato dagli USA a Bagdad, ma intascano volentieri gli eventuali dividendi. Donald Trump ha ragione : lui e i suoi predecessori hanno finanziato la macelleria con migliaia di miliardi di dollari mentre gli alleati, che lucrano con il commercio delle armi, fanno gli innocenti quando vengono usate provocando la morte o l’esodo di milioni di persone.

L’ideologia adatta a questo tipo di « politica estera » è stata sistematicamente coltivata e diffusa nei passati decenni sopratutto fra i popoli degli Stati NATO : razzismo, sciovinismo, odio contro quanti fuggono da queste guerre anzitutto sui media definiti « social ». La serie ininterrotta di avventure imperialiste va di pari passo con la messa a punto della più grande macchina manipolatrice della storia. I risultati sono sodisfacenti : Facebook & Co. fanno campagna per Donald Trump, garantiscono ai Tories britannici la diffusione di bugie di ogni genere sui loro avversari politici e facilitano, in Germania come in Italia, l’ingresso di neonazisti e neofascisti  in parlamento e perfino al governo.

Avvenimenti come l’assassinio mirato di un generale in missione di pace sono frutto delle nuove guerre coloniali. Indipendentemente dall’esito dell’attuale escalation della crisi, la mente va all’attentato di Sarajewo del 1914, al finto  attacco contro la stazione radio tedesca di Gleiwitz (Gliwice) nel 1939, all’ »incidente » della Baia del Tonchino nel 1964 o all’11 settembre 2001. I pretesti non sono motivi per fare la guerra. Dipendono da rapporti di proprietà e di potere. Come la « guerra contro il terrore », per la quale l’11 settembre 2001 doveva fornire il prestesto. Il risultato è il raid del 3 gennaio 2020 (« totalmente legale » secondo il ministro degli Esteri USA), che pero’ puo’ segnare un punto di svolta.

Ma chi dice Iran, e dunque una nuova colonia, intende Russia e Cina. E di « solidarietà senza limiti » come nel 2001 non se ne parla nemmeno…

Giustiniano

9 gennaio 2020

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