Vent’anni fa Bettino Craxi, indimenticato statista “socialista”, moriva a 65 anni, per arresto cardiaco, dopo 16 anni di dorata latitanza, protetto dal suo intimo amico, il dittatore tunisino Ben Ali’, nella sua villa di  Hammamet, cittadina balneare apprezzata per le vie della Medina, i muri immacolati, le casette decorate con le loro porte blu, i caffé con le terrazze sul mare, la kasbah, i souk e i mercati, gli alberghi, i locali, le discoteche, i beach club, le attività commerciali.

Da giorni la stampa italiana ricorda Bettino ma non ne ricorda il bottino. E’ in corso una strabiliante beatificazione del personaggio, malgrado i processi, le sentenze, le condanne a 27 anni di carcere. Nel 1994 Bettino taglia la corda, mentre è arrestato il suo vecchio amico Giorgio Tradati, che racconta di avergli aperto nei primi anni 80 un conto, intestato alla panamense Constellation Financière,  alla SbS di Chiasso. Nel 1986 ci sono già 15 miliardi. Altri 15 sono intestati alla International Gold Coast presso l’American Express di Ginevra.

Nel 1991, come ringraziamento per la Legge Mammi’, confezionata ad hoc per la Fininvest, Berlusconi accredita i conti craxiani con 23 miliardi tramite la società All Iberian. A Tradati succede nel 1993, come fiduciario prestanome, Maurizio Raggio, che lascia sui conti svizzeri 1 milione di dollari e trasferisce il resto su depositi alle Cayman, a Panama e alle Bahamas. Raggio, arrestato nel 1995, racconta di aver speso in un anno 15 dei 40 miliardi, riportando il resto a Craxi, latitante ad Hammamet.

Gli altri tesori del bottino craxiano, gestiti da altri prestanome (Giallombardo, Troielli, Ruju) fra Hong Kong, Singapore, le Bahamas, le Cayman, il Liechtenstein e il Lussemburgo, restano invece inaccessibili da 26 anni…

Giustiniano

22 gennaio 2020

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