Sono in molti a sostenere che il voto di oggi, giorno delle elezioni regionali in Emilia-Romagna ed in Calabria, è « storico ». Si tratta del futuro dell’Italia “rossa”. Specialmente in Emilia Romagna, dove la sinistra  storica governa dal 1948 (un tempo il PCI, oggi il PD), garantendo un relativo benessere ed una conclamata stabilità. Ma si tratta anche del futuro dell’Italia tout court : se Stefano Bonaccini non fosse confermato, sul Belpaese plana la minaccia di nuove elezioni politiche e di un eventuale governo neo- o parafascista presieduto da Matteo Salvini.

L’Emilia Romagna ha quasi 4,5 milioni di abitanti. Gli elettori sono 3,5 milioni. Due blocchi si fronteggiano : quello di centrosinistra (Partito democratico, Verdi, piccole formazioni) guidato dal presidente della Regione Bonaccini e quello di destra  (Lega salviniana, Fratelli d’Italia meloniani, Forza Italia berlusconiana ed altri) guidato da Lucia Bergonzoni. C’è anche un candidato del Movimento Cinque Stelle e diversi candidati comunisti.

Solo Bonaccini e la Borgonzoni hanno una possibilità concreta di essere eletti. Quello  (quella) dei due che otterrà anche un solo voto più dell’altro (altra) governerà la regione per i prossimi cinque anni. Secondo i sondaggi, la differenza fra i due sarebbe  minima : il candidato del centrosinistra disporrebbe di un vantaggio dell’1%…  Mattia Sartori,  uno dei portavoce del movimento delle « sardine », nato proprio a Bologna poche settimane fa, si è espresso, a titolo personale, in favore di Bonaccini e contro Lucia Borgonzoni.

Ma il vero « nemico » delle « sardine » non è tanto la Borgonzoni quanto Salvini. « In quanto sardine non temiamo un’eventuale vittoria della Borgonzoni. Ci concentriamo sul nazionalismo e il populismo. Se Salvini perde queste elezioni, nelle quali ha investito tanto tempo e tanti soldi, le « sardine » possono diventare un esempio in Europa e altrove ».

Sartori vuole pensare al futuro delle « sardine » solo dopo queste elezioni, quando sarà tempo di decidere « cosa faranno da grandi ».

Giustiniano

26 gennaio 2020

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