Donald Trump ? « Il migliore amico mai avuto da Israele alla Casa Bianca ». Parola di Benjamin Netanjahu, grato di un assist tempestivo e prezioso per lui, sotto accusa per corruzione, frode e appropriazione indebita nel suo paese. Dal suo arrivo al potere nel gennaio 2017, il 45° presidente USA ha riconosciuto Gerusalemme come “capitale indivisibile” di Israele, vi ha trasferito l’ambasciata americana, ha tagliato i fondi all’UNRWA (organizzazione ONU per l’assistenza ai rifugiati), ha fatto chiudere l’Ufficio di rappresentanza dell’OLP a Washington, ha riconosciuto l’annessione da parte di Israele delle alture del Golan e ha perfino dichiarato, nel novembre 2019, che le colonie israeliane nei Territori occupati non contravvengono al diritto internazionale.

Martedi’ Trump ha aggiunto la ciliegina sulla torta : un « Piano di pace » – concordato con Netanjahu – che non lascia nessuno spazio ad uno Stato palestinese degno di questo nome. Eppure nel febbraio 2016, durante la campagna elettorale per la presidenza, l’eccentrico miliardario aveva scatenato le ire della potentissima lobby pro-israeliana e dei suoi avversari del Partito democratico annunciando di voler intavolare trattative fra Israele e palestinesi come « neutral guy » (imparziale). Solo cosi’ avrebbe potuto essere considerato credibile dalle  parti in causa. Hillary Clinton lo aveva duramente attaccato per questo. Ma appena un mese dopo, al Congresso dell’AIPAC (la più grande organizzazione della lobby pro-Israele), aveva già cambiato idea. Il suo discorso era stato salutato da un’ovazione.

Trump è veramente convinto quando afferma – come ha fatto lunedi’ in una conferenza stampa con Netanjahu – che i palestinesi finiranno per approvare il suo « Piano di pace » ? Pensa davvero che le sue proposte siano « buone per loro » ? Quel che è certo è che il presidente USA calcola che l’Arabia saudita, gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto (che dipende finanziariamente da loro) si faranno una ragione del suo « Accordo del secolo » e lasceranno ai palestinesi solo la scelta fra un’accettazione forzata e un isolamento ancora maggiore…

Giustiniano

29 gennaio 2020

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