« Credo che le parigine e i parigini aspettino che le cose cambino. Queste operazioni sono pienamente conformi ai principi di umanità e fermezza. Occorre che la vita degli abitanti intorno alle « porte » di Parigi cambi davvero, che non si ripeta all’infinito il gioco che consiste nelle evacuazioni seguite da reinsediamenti. Procedero’ sistematicamente cosi’ » dichiara il Salvini locale, Didier Lallement, questore di Parigi noto fautore della politica del pugno di ferro con gilet gialli, lavoratori in sciopero, migranti.

I migranti che avevano costruito dei ricoveri di fortuna o piantato delle tende in prossimità della Porta di Aubervilliers (Parigi), ai margini del raccordo anulare (périphérique) che circonda la capitale, sono stati evacuati ieri. Si tratta di 1.500 persone, fra le quali un centinaio di bambini. E’ la sessantesima operazione di questo tipo effettuata in Francia dal 2015. A Parigi è la quindicesima. Per evitare che il campo risorga, il questore ne ha diposto il piantonamento 24 ore su 24 da parte delle forze di polizia.

Nello stesso luogo, un’altra evacuazione era stata realizzata dale forze delll’ordine appena due mesi fa. 15 bus avevano trasferito 700 delle 2000 persone presenti in palestre e centri di accoglienza molto distanti. Da dove erano state sloggiate qualche settimana dopo. E’ evidente che l’intenzione del governo francese non è di accogliere questi profughi, provvedendo per loro ad un alloggio decente, a corsi di lingua e di formazione prossionale e lavoro regolare, ma piuttosto di rendere loro la vita impossibile perché se ne vadano altrove.

Ieri la stessa operazione è stata fatta a Calais, nei dintorni della famosa “giungla”, dove un accampamento di migranti sul terreno di un’ex stazione di servizio è stato smantellato dalle forze di polizia. Un’operazione effettuata “senza rispettare i diritti fondamentali” secondo associazioni locali. Cinque autobus hanno trasferito verso centri di accoglienza 145 persone, mentre altre 22 “in situazione irregolare” sono state fermate per essere trasferite in un “centro di detenzione amministrativa”.

I motivi addotti dalla polizia per questi sgomberi, a Parigi come a Calais,  sono immancabilmente « i problemi di sicurezza, di igiene e la tranquillità » dei francesi residenti nelle vicinanze. Le associazioni sostengono che « ai rifugiati non è stato recapitato nessun documento in una lingua che possano comprendere per informarli della loro evacuazione »…

Giustiniano

29 gennaio 2020

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