Negli ultimi 12 mesi gli USA hanno rispedito in Messico 62.000 persone, in attesa di una decisione riguardo alla loro richiesta di ingresso. Secondo i dati forniti dall’Ufficio emigrazione messicano, le domande accolte in questo periodo di tempo sono state 187. Secondo “Medici senza frontiere” queste pratiche comportano grandi rischi per i profughi. Nei campi provvisori vicino alla frontiera rischiano di essere rapiti, ricattati e perfino assassinati.

Un anno fa, il 29 gennaio 1919, è entrato in vigore il cosiddetto « Protocollo per la protezione dei migranti ». Da allora chi entra negli USA dal Messico per chiedere asilo o un altro permesso di soggiorno vi viene ricondotto fino a quando gli USA decidono. La misura colpisce anzitutto le persone provenienti dall’Honduras, da El Salvador e dal Guatemala. Nei ricoveri e nei campi di raccolta messicani sono in attesa di proseguire migranti provenienti da 20 diversi Stati.

I difensori dei diritti umani criticano il « Protocollo per la protezione dei migranti », più noto come « Restatevene in Messico ». 816 persone sono state vittime di rapimenti, ricatti, stupri, torture ed altre violenze mentre erano in Messico, in attesa di una decisione degli USA. Le violenze sono quotidiane, la salute psichica peggiora per i pericoli e l’incertezza continui. I richiedenti asilo finiscono in mano ai cartelli della droga che controllano le vie dei migranti. L’80% di loro hanno riferito di almeno un episodio di violenza. Solo in ottobre, un quarto dei pazienti di « Medici senza frontiere » sono stati rapiti.

Molti pazienti soffrondo di ansia, depressione, stress post-traumatico. Gran parte dei profughi che intendono entrare negli USA dal Messico hanno lasciato i paesi d’origine – Guatemale, Honduras e El Salvador – per cercare scampo dalla violenza che vi imperversa. Sono cosi’ disperati da affrontare coscientemente il rischio di un viaggio negli USA. Al cosiddetto “Protocollo per la difesa dei migranti” sono seguite altre misure per rendere difficile l’immigrazione. Nel giugno dell’anno scorso il governo messicano si è impegnato con Washington ad arginare i movimenti migratori. Il presidente USA, Donald Trump, aveva minacciato di applicare pesanti dazi alle importazioni se il Messico non fosse stato disponibile a piegarsi alle sue esigenze.

Giustiniano

30 gennaio 2020

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