Da decenni, le catene di distribuzione delle merci coprono tutta la superficie terrestre. La vita degli abitanti del pianeta dipende strettamente dagli interessi di grandi gruppi internazionali e da quelli del capitale finanziario. La poca attenzione per catastrofi di portata biblica come le invasioni di cavallette in Africa e in Asia di questi giorni o i cicloni dell’anno scorso in Mozambico da parte dei media occidentali fa riflettere. Come fa riflettere la scarsa disponibilità della comunità internazionale per un’azione concertata che venga in aiuto ai 13 milioni di persone   minacciate dalla fame a causa della voracità degli insetti.

Gli appelli del segretario dell’ONU a predisporre un programma di aiuti per l’Africa orientale sono vergognosamente timidi, se paragonati all’azione internazionale, ben coordinata, contro il coronavirus. Se è incontestabile che una diffusione incontrollata della nuova malattia avrebbe un impatto gravissimo sulle economie degli Stati industriali, lo è almeno altrettanto pensare che le cavallette non danneggino gravemmente anche il nord globale. La scarsa lungimiranza dei potenti, accecati dalla sete di profitto, è evidente.

Eppure è chiaro che l’inazione o la collaborazione subalterna agli interessi delle grandi imprese che contraddistinguono l’epoca attuale non significa altro se non sollevare una pietra per farsela ricadere sui piedi. Sui nostri piedi, dato che non sono i pochi beneficiari dei profitti moltiplicati a dismisura dalla globalizzazione capitalista a dover dividere le loro immense ricchezze con quanti fuggono dalle catastrofi, dalla guerra e da condizioni di vita insopportabili.

Già nella Bibbia si parla dell’invasione di giganteschi sciami di cavallette come di una delle sette piaghe che affliggevano, allora, l’Egitto…

Giustiniano

12 febbraio 2020

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