L’ultima delle colonie del XX secolo nasce in Palestina all’indomani della II Guerra mondiale. E’ lo Stato di Israele, fondato, secondo il noto principio sionista « da un popolo senza terra su una terra senza popolo ». In realtà su quella terra  vive un popolo, quello arabo-palestinese, da molti secoli.  Buona parte dei suoi abitanti, contadini, artigiani, pastori, ne sono cacciati nel 1947/48 con ogni mezzo, compreso il terrore. L’ONU ne accorda circa la metà agli ebrei che vi si sono stabiliti dall’inizio del 900 ed a una parte di quelli sfuggiti al massacro nazista. E’ uno Stato con frontiere mobili, che sono spostate in avanti mediante una serie di guerre a spese dei paesi vicini : Siria, Libano, Giordania. L’Egitto, diventato una semicolonia USA, come Israele, dopo la scomparsa di Nasser, puo’ recuperare il Sinai, occupato da Tsahal nel 1967. Sul Territorio della Cisgiordania, la Striscia di Gaza e Gerusalemme est, occupati dal 1967, sono sorte e continuano a sorgere colonie israeliane, installazioni militari, strade e autostrade che ne riducono continuamente la superficie.

La Risoluzione 31/36 dell’ONU incarica l’Alto Commissariato per i Diritti Umani di stilare un data base delle aziende che forniscono allo Stato di Israele il supporto tecnico ed economico indispensabile alla prosecuzione di una colonizzazione che priva il popolo palestinese dei suoi diritti politici, economici, sociali e culturali. Si va dai materiali da costruzione indispensabili a fabbricare le case dei coloni ed il Muro che circonda ormai i Territori alle strade e le basi militari, dagli equipaggiamenti per la sorveglianza e l’identificazione dei palestinesi ai check points agli attrezzi per la demolizione di case, fattorie, serre, oliveti, piantagioni palestinesi, dai servizi di sicurezza a quelli bancari, dalle attrezzature per l’uso delle risorse naturali, acqua e terra, alla gestione del trasferimento dei rifiuti nei territori dei villaggi palestinesi.

Su una prima base di dati di 111 aziende, oltre l’80% sono israeliane. Ma non mancano le aziende USA (6), del Regno unito (3), dei Paesi bassi (4), della Francia (2). Ne fanno parte nomi come Expedia, Airbnb, Booking com, Tripadvisor, noti nel mondo come protagonisti di attività molto diverse da quelle derivanti dalla complicità con la brutale  colonizzazione israeliana. Sono aziende di Paesi che sostengono, almeno dagli Accordi di Oslo del 1993 in poi, un cosiddetto programma di pace che riconosca i diritti dei palestinesi su quel che resta delle loro terre. Compreso il ritorno dei discendenti dei profughi. Una finzione che questo database contribuisce a smentire. E, comunque, lo Stato di Israele non ha mai applicato le Risoluzioni dell’ONU che lo riguardano e non rispetta nessuna norma del diritto internazionale…

Giustiniano

14 febbraio 2020

 

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