Da 5 anni l’Arabia saudita è impegnata nello Yemen in un conflitto legato alle tensioni geopolitiche regionali fra la petromonarchia e l’Iran. Dal 2015 Riad guida una coalizione di potenze regionali e dirige un intervento militare che ha provocato decine di migliaia di vittime e l’esodo forzato di tre milioni di persone. Si tratta, secondo l’ONU, della « peggiore catastrofe attuale ». Le sofferenze del popolo yemenita sono aggravate dall’esplosione dei prezzi e dalla penuria d’acqua, oltre che dalla carestia endemica e da un’epidemia di colera.

Un rapporto dell’ONU del settembre dello scorso anno testimonia che nello Yemen i crimini di guerra vanno dai bormbardamenti aerei all’uso delle mine, dagli assassinî alle detenzioni arbitrariz, dalle torture alle violenze sessuali. E di queste atrocità non sono responsabili solo le truppe saudite, ma anche le potenze occidentali, che forniscono armi e munizioni alla coalizione guidata dall’Arabia saudita.

Per tentare di ostacolare il trasporto via mare di armamenti verso la zona di guerra si sono mobilitati i lavoratori portuali di Bremerhaven, in Germania, di Tilbury, in Inghilterra,  di Anversa, in Belgio, di Cherbourg, in Francia e di Genova, dove, come già nel maggio dello scorso anno,  i lavoratori del Collettivo autonomo del porto (Calp), Arci, Anpi, Acli, Comunità di San Benedetto, sostenuti dal coordinamento delle sinistre di opposizione (Partito comunista dei Lavoratori, Sinistra anticapitalista, Resistenze internazionali, Rifondazione comunista)  si sono mobilitati contro l’attracco di una nave saudita che potrebbe trasportare armi per la guerra in Yemen.

Giustiniano

14 febbraio 2020

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