In Italia, paese dove la dittatura fascista, tomba della libertà di parola, di stampa, di associazione, ha imperversato a lungo, precipitandolo nella II Guerra mondiale, ogni cittadino dovrebbe naturalmente riconoscersi nei valori della Costituzione, nata dalla Resistenza, fondati sul ripudio delle ideologie razziste, xenofobe, antisemite, antidemocratiche,  il cui contrasto è costato la vita, il carcere, la tortura, il confino ai suoi figli migliori, astenendosi dal commercializzare o pubblicizzare, ad esempio, prodotti o articoli che riproducano persone, immagini, simboli o slogan riferiti all’ideologia fascista o nazista. Fin qui l’auspicio. La realtà, sotto gli occhi di tutti, è ben diversa. Il faccione di Mussolini  appare su calendari, etichette di bottiglie di vino ed altri gadgets, la sua effigie è in vendita nelle botteghe, la sua tomba è meta di pellegrinaggi di sostenitori entusiasti, i saluti fascisti da parte dei suoi squallidi epigoni nelle strade, nelle piazze e negli stadi delle città italiane si sprecano.

Le città che hanno conferito la cittadinanza onoraria all’assassino di Matteotti sono innumerevoli. Fra loro Bologna, Firenze, Ravenna, Napoli, Mantova, Bergamo, Brescia. Negli anni scorsi, Mantova, Bergamo, Brescia, Volterra, Sarno, Torino, Settimo torinese, Lovere, Rho, Salerno, Livorno, Roccastrada, Certaldo, Pisa, Crema, Nus, Aosta hanno finalmente deciso di revocare il riconoscimento al dittatore fascista. Nel 2013, l’allora sindaco di Varese, Attilio Fontana, Lega nord, attuale presidente della Regione Lombardia, decide di non revocare la cittadinanza onoraria della città a Mussolini, perché, secondo lui,  « si tratta di una strumentalizzazione, anacronistica e inutile, che non ha motivo di esistere… » L’altroieri, giovedi’, viene bocciata una mozione che chiede all’amministrazione comunale di Salo’, effimera capitale dell’omonima repubblica al servizio degli occupanti nazisti, di revocare la cittadinanza onoraria conferita a Mussolini nel 1924. Secondo il sindaco, la revoca servirebbe  solo « a rimestare sentimenti di odio e rivalsa, nocivi alla convivenza civile ».

La nipote di tanto personaggio, Alessandra Mussolini, ha inviato in regalo all’ANPI « che fa i soldi grazie a mio nonno », la ricetta di quella che la nonna, un esempio di brava massaia per tutte le donne italiane,  chiamava « la torta del duce » : tre uova, tre bicchieri di farina, due bicchieri di zucchero, un bicchiere di latte, un bicchiere di yogurt e una spruzzatina di limone. C’è da giurare che qualcuno, nel nostro smemorato paese, sosterrà che le torte non sono «  né fasciste né antifasciste…

Giustiniano

15 febbraio 2020

Print Friendly