Venerdi’ il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato di voler applicare da sabato le misure previste per la prima fase dello stato d’emergenza. « Vogliamo ricorrere a tutti i mezzi per poter proteggere meglio i cittadini », ha dichiarato Sanchez, parlando di una « crisi straordinaria » di fronte alla pandemia di Covid-19. Una pandemia che colpisce la Spagna in un momento in cui il paese è settimo nella classifica del tasso di povertà in  Europa. Un quarto della popolazione ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Più della metà non dispone di risparmi per far fronte a casi d’emergenza come quello attuale. Il 16% vive in condizioni di povertà e quasi il 30% dei bambini ne sono minacciati. Senza il sostegno pubblico questa situazione sarebbe ancora peggiore.

In un discorso alla nazione, giovedi’ Sanchez aveva promesso di « limitare le conseguenze della malattia », annunciando, oltre agli aiuti per imprese e lavoratori, il pagamento del 75% del salario in caso di quarantena e un’attenzione particolare per quelli che vivevano già in condizioni di povertà prima della pandemia. Si tratta anzitutto di persone che ricorrevano giornalmente a mense popolari che non possono più frequentare perché sono state chiuse.  Il governo di coalizione ha stanziato 25 milioni di euro per sovvenzionare le cantine scolastiche in grado di funzionare parzialmente anche dopo la chiusura delle scuole e ha preso l’impegno di garantire l’approvvigionamento alimentare.

L’Ong « Save the children » mette da tempo in guardia contro una situazione difficile degli approvvigionamenti per le famiglie che vivono in condizioni di povertà nelle regioni più colpite dal Covid-19, parlando di una “emergenza nell’emergenza”. Nella sola Madrid vivono 93.000 bambini in condizioni di povertà. Nel Paese basco il 13% dei bambini dipendono da sussidi alimentari, ma il governo locale non ha ancora deciso nessun provvedimento sebbene le scuole siano chiuse. Il problema non riguarda solo i bambini. Anche dei pensionati mangiano spesso gratuitamente o per una somma molto bassa in « centri sociali », molti dei quali sono stati chiusi in seguito alla pandemia. Nella provincia andalusa di Cordoba (780.000 abitanti), a 1.100 pensionati i pasti vengono forniti a domicilio. Essendo la Spagna composta di regioni autonome, le misure adottate sono diverse da regione a regione.

Anche i migranti sans papiers soffrono molto per la crisi sociale scatenata dal Coronavirus. A Lepe, nella Spagna meridionale, una manifestazione dei raccoglitori di fragole è stata vietata dalle autorità a causa del virus. I lavoratori migranti lamentano la mancanza di acqua corrente nelle loro baracche, per bere ma anche per lavarsi, applicando le misure igieniche imposte dal governo. E le badanti, generalmente migranti, impiegate nelle famiglie, sottolineano il loro diritto ad essere protette dalla malattia e chiedono misure particolari nei casi in cui le persone che assistono sono contagiate dal virus.

Giustiniano

15 marzo 2020

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