Piazza di Spagna. Le cinque del pomeriggio. Vuota. Francesco, commesso in un supermercato e fotografo dilettante, è uno dei pochi a circolare nel centro di Roma. Normalmente, pieno di gente. Deve rientrare alla svelta, altrimenti rischia una multa. Da settimane, tutta l’Italia è zona rossa. Treni vuoti, aerei dirottati, strade controllate dalla polizia. Per circolare è necessaria un’autocertificazione. Ogni giorno vengono fatte fra 5.000 e 7.000 contravvenzioni a chi non ha validi motivi per uscire di casa.

I contagiati, finora, sono 25.000. Ogni giorno diventano 2.000 di più. All’inizio, la situazione è stata sottovalutata. Al numero verde, di rado risponde qualcuno.  Il 112 consiglia a Daniele, un giornalista free lance di 40 anni che ha 39 di febbre, di chiamare uno specialista, che riesce a contattare quando la febbre è ormai passata. I medici di famiglia fanno miracoli, secondo gli stessi responsabili delle istituzioni che per anni hanno ridotto il numero di letti negli ospedali, trasferito la sanità ai privati e consegnato la popolazione alla crisi attuale.

Nelle borgate romane come il Quarticciolo la gente viene in aiuto agli anziani. Pietro, allenatore di pugilato precario in una palestra attualmente chiusa, fa la spesa per loro. Molti, in particolare giovani, hanno perso il posto come lui. In Italia, il lavoro nero è una piaga cronica. Chi non ha un contratto è il primo ad essere licenziato. Seguono i lavoratori « indipendenti» e « a termine ». I negozi, i ristoranti e i bar sono chiusi. Giulia fa la cuoca in due ristoranti. Sei turni alla settimana: tre a pranzo e tre a cena. Uno dei due ristoranti cessa l’attività. Giulia è licenziata. Si salva solo il personale assunto regolarmente. Per lei, pagare l’affitto e comprare il necessario diventa problematico.

Fino al 3 aprile, l’Italia è in quarantena. Ci vorrà del tempo perché il turismo riprenda, dato che altri paesi sono stati colpiti più tardi. Sky ha chiuso gli uffici di Milano e trasmette da un piccolo studio di Roma. Le produzioni cinematigrafiche e televisive sono sospese, lamenta Giuseppe, regista. La priorità è il Coronavirus, ma i paesi che, come l’Italia, hanno più sofferto delle misure di austerità imposte dall’UE, saranno i primi a subire una crisi economica e saranno i lavoratori a pagarne le conseguenze.

Giustiniano

17 marzo 2020

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