Nessuno è in grado di fare previsioni sulle conseguenze del coronavirus. Quello che è relativamente sicuro è che la flessione dell’economia mondiale sarà pesante, anche se il peggio fra due mesi dovesse passato e la situazione economica cominciasse a normalizzarsi. Merci non indispensabili per il consumo corrente e servizi in molti settori vengono cancellati. Di questi tempi nessuno compra una macchina e nessuna impresa, anche quelle appena sfiorate dalla crisi, richiede beni di investimento. Per l’UE una riduzione del PIL dell’ordine di grandezza del 10% per il 2020 non sarebbe una sopresa. Il fatto che alla fine di questa settimana un’azienda come Volkswagen fermi la produzione per varie settimane dice già tutto.

Adesso, per non mettere altra sabbia negli ingranaggi, sarebbe importante che l’UE agisse collettivamente e prendesse misure concordate. E invece, appena la crisi è iniziata, l’UE ha fallito. La chiusura unilaterale delle frontiere con i paesi vicini da parte della Germania è stato solo l’ultimo tassello di questo fallimento. Anche l’annuncio unilaterale da parte di Berlino della volontà di sostenere le imprese tedesche con crediti garantiti dallo Stato, costi quel che costi, è un segnale terribile per l’UE. Perché questa garanzia non è stata accordata per tutta l’unione monetaria ? L’esternazione di Christine Lagarde, secondo la quale la BCE non è competente per gli interessi a lungo termine in scadenza negli Stati dell’UE puo’ essere valutata solo per quel che è : una sciocchezza.

E’ invece proprio quello che la BCE deve fare e farà, sostenendo la spesa pubblica necessaria alla stabilizzazione dell’economia reale. Si tratta di somme enormi, che verrano in parte, e in ogni caso, dalla BCE, perché quest’ultima deve impedire la speculazione sui titoli di Stato destrutturando ancora un po’ di più l’eurozona. Se la durata delle misure adottate fosse di due mesi, i pagamenti da onorare da parte dello Stato tedesco sarebbero dell’ordine di grandezza di 150 miliardi. Estendendo il calcolo al livello europeo, si tratterebbe già di circa 500 miliardi di euro. Questo significa solo che tutti i limiti del debito pubblico che l’UE imponeva con inesorabile severità – finché si trattava della Grecia e dei paesi del sud dell’Europa – sono già adesso superati. L’indebitamento pubblico totale aumenterà molto più di quanto avvenuto con la crisi finanziaria del 2008/2009. La Germania, cosi’ orgogliosa delle sue prestazioni negli ultimi dieci anni, si accorgerà che i suoi « successi » durante il periodo dell’austerità evaporeranno in pochi mesi. E non ha nessuna importanza se, dopo la crisi, il debito avrà superato l’85, il 90 o il 100%…

Giustiniano

18 marzo 2020

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