Dopo aver dormito a lungo, il governo britannico comincia a reagire, sia pure flemmaticamente. Lunedi’ il primo ministro Boris Johnson ha dichiarato di aver raccomandato a pub, ristoranti e istituzioni culturali di chiudere. Anche le zone commerciali cessano l’attività. Restano aperte botteghe alimentari,  forni,  farmacie e simili. Gli imprenditori chiedono aiuto al governo per garantire la liquidità. « UK Hospitality » (gastronomia) valuta che la maggior parte dei suoi aderenti dovrà interrompere i pagamenti entro sei settimane. Martedi’ « British Retail Consortium » si è detto preoccupato e ha chiesto misure per « salvare le imprese ». Virgin Group del miliardario Richard Branson stima che per salvare le compagnie aeree britanniche – compresa la sua – siano necessari 7,5 miliardi di sterline. L’associazione delle ferrovie private chiede al governo forti sovvenzioni e teme una “corbynizzazione non programmata”, cioé la nazionalizzazione.

Fino a domenica il governo britannico era del tutto tranquillo. Il suo piano ? Oltre il 60% della popolazione,  contagiato dal virus, sviluppa una cosiddetta immunità di gregge che giova anche a chi non è stato contagiato. Il guaio è che finora non è chiaro se ad un’infezione segue un’immunità duratura. E, inoltre, questa strategia di gestione delle epidemie è perseguibile quando c’è già un vaccino. Non è il caso del coronavirus. L’OMS ha criticato nei giorni scorsi l’approccio britannico. E il governo ha fatto marcia indietro perché un rapporto della sanità inglese, diventato pubblico, prevedeva che, se il governo avesse continuato nella sua strategia, ospedali già strapieni avrebbero dovuto curare 8 milioni di malati potenziali.

Anche senza coronavirus, l’80% dei letti in terapia intensiva sono già occupati. Inoltre il Sistema sanitario inglese (NHS) dispone attualmente di 5.000 mascherine protettive in tutto. Lunedi’ il quotidiano The Guardian ha pubblicato l’articolo di un medico (omettendone il nome) che lamentava le istruzioni delle autorità sanitarie, in base alle quali i medici devono rinunciare a proteggersi (ad esempio con le mascherine). Le autorità avrebbero detto ai medici che la nuova malattia dovrebbe essere considerata come una « infezione influenzale autunnale ». E’ probabile che il virus sia già diffuso fra il personale sanitario. Comunque, anche prima della crisi, negli ospedali britannici mancavano 100.000 addetti.

Per i lavoratori il virus è una catastrofe. Lo Stato versa un’indennità di malattia solo a chi guadagna almeno 118 sterline alla settimana e non ha un rapporto di lavoro precario. 900.000 lavoratori con contratti a zero ore non hanno nessuna indennità. Che è comunque, 18 sterline al giorno, molto bassa. Specialmente nei casi di isolamento o quarantena che si protrae per parecchie settimane, cavarsela sembra problematico. Per questo il partito laburista chiede di vietare gli sfratti quando gli inquilini sono in ritardo nei pagamenti a causa del virus. Molti sindacati britannici, fra i quali Unite, chiedono un diritto generale all’indennità di malattia, indipendentemente dal rapporto di lavoro, e un aumento della misura giornaliera.

Giustiniano

18 marzo 2020

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