In base all’ultimo decreto del governo, sabato scorso, in Italia le produzioni « non essenziali » devono essere sospese. Ma il significato del termine “essenziale”  non è chiaro. C’è da una parte la Confindustria, che privilegia un’interpretazione estremamente larga. E dall’altra i sindacati, che vorrebbero che il maggior numero possibile di lavoratori fosse al sicuro. Secondo loro, che si dicono disposti a far ricorso anche a mezzi estremi, come lo sciopero generale, il governo si è fatto ricattare. I primi a scendere in agitazione sono i metalmeccanici lombardi, persuasi che misure particolarmente severe debbano essere adottate proprio nella loro regione, la più colpita dalla pandemia grazie alla politica attuata da 25 anni dalle amministrazione forzitalico-leghiste. Il movimento riguarda in particolare le aziende del settore aeronautico e di quello delle armi.

Ma quali sono queste produzioni« essenziali » in un paese colpito dal coronavirus e chi deve decidere quali devono chiudere e quali no ? I sindacati rimproverano al governo di aver lasciato ai padroni un  margine di manovra troppo ampio. Le aziende possono decidere, in perfetta autonomia, quali sono le attività « essenziali » e quali lavoratori devono essere protetti. E come. Un esempio illuminante è quello delle imprese di trasporto e degli autisti di camion. Molti hanno avuto dagli imprenditori una mascherina protettiva. Un mese fa. Ma i medici dicono che queste maschere, per essere efficaci, devono essere sostituite ogni otto ore ! E, secondo una dichiarazione della stessa Confindustria, in molte aziende solo ai lavoratori « malati o che hanno un malato a casa » vengono distribuite delle maschere.

Per « Rifondazione comunista – Sinistra europea », che ha preso posizione in una dichiarazione intitolata « Per il governo e la Confindustria il profitto conta più della salute », l’elenco delle attività considerate « essenziali » è « assurdo e incomprensibile ». « Milioni di uomini e di donne devono avere una doppia vita : sabato e domenica cittadini che non hanno diritto neppure a una boccata d’aria per proteggersi e proteggere gli altri dal contagio e da lunedi’ lavoratori che, per andare al lavoro,  devono servirsi di autobus e metropolitane, mettendo in pericolo la loro salute e quella degli altri».

« La vita e la sicurezza contano più del profitto », conclude la dichiarazione.

Giustiniano

25 marzo 2020

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