Erano anni che non incantava più. Sembrava aspettare la fine ineluttabile della sua carriera politica, a settembre dell’anno prossimo. E invece, la settimana scorsa, è tornata alla ribalta. L’ammirazione per il discorso di Angela Merkel alla nazione è generale. Un discorso pieno di speranza. Parole forti indirizzate alla gente del suo paese. Le critiche che la riguardavano ? Sparite. In un soffio. Eccola di nuovo, risorta dalle macerie, rivolta al futuro. La Germania è felice di ritrovarla. La cancelliera ha fiducia nell’ « eccellente sistema sanitario » tedesco. Eppure, anche se è vero che è migliore di quello della Bulgaria o del Burundi, è altrettanto vero che è stata lei ed i suoi diversi governi ad infliggergli profondi e ripetuti tagli in nome dell’austerità.  I media parlano adesso di stress test del sistema sanitario. Dall’esito scontato. Escludono che fallisca. Viene venduto sulla parola. Anche se di questa magnifica azienda fanno parte integrante la mancanza di personale specializzato, i ricoveri selettivi e i rinvii di operazioni a data da definire, è comunque la migliore. Made in Germany. Vuoi mettere?

La cancelliera è uscita dal tunnel. Ancora una volta. Forse i tedeschi non riusciranno a realizzare tutto quello che chiede loro. Lei, invece, ci riesce sempre. E dire che sembrava finita, kaputt, già un anno prima delle ultime elezioni politiche, dopo consultazioni regionali che avevano visto una forte affermazione dei neonazisti. Fukushima, « Alternative für Deutschland », un partito socialdemocratico che non rappresenta più neppure l’accenno di un contrappeso al democristiano : c’è sempre qualcosa o qualcuno per rimandare la fine politica di Angela Merkel. Anche se il suo discorso per la crisi del coronavirus non cambierà la data del suo ritiro, dà prova ancora una volta della sua capacità di approfittare dei guai del prossimo per costruire le sue fortune. E non è la sua eloquenza a contare, quanto la trasmissione di un istinto protettivo, rassicurante, materno.

La verità è che, in mancanza di grandi figure politiche, chi è capace di stare seduto con il busto eretto su una sedia guardando dritto nella macchina da presa ispira fiducia. E lei ci riesce benissimo. Dimostra questo talento con eufemismi, non approfondisce troppo, parla di crisi con atteggiamento vagamente fatalista e punta su toni pastorali, sempre benvenuti in tempi come i nostri, cosi’ poveri di timor di Dio. La cancelliera insostituibile è di nuovo in primo piano. Senza grande fatica. Non per accreditarsi come tale,  ma per un restyling, un make-up del suo cancellierato da consegnare ai libri di storia. Ricordando l’era Merkel si citeranno estratti di quel discorso, sarà lodato il suo portamento da statista e sarà dimenticato il suo lungo tramonto politico, fra il 2005 e il 2021. Alle generazioni future si racconterà che questa donna non aveva alternative perché era quanto di meglio la Germania avesse da offrire. Tutto qui.

Giustiniano

25 marzo 2020

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