Secondo quanto riferito dall’ANSA mercoledi’, con 77.000 contagiati e quasi 12.500 vittime, l’Italia sembra aver raggiunto il picco della diffusione del coronavirus. Anche la miseria, in particolare nel Meridione, è al culmine. Mentre Conte promette a tutti « assistenza sanitaria e previdenza sociale », il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, denuncia una « inimmaginabile esplosione della povertà ». Alcuni media riportano che dei disperati si servono nei supermercati senza pagare. Conte annuncia che « le famiglie in condizioni di bisogno riceveranno bonus per alimenti del valore di 25 euro ».

Potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso. Per Orlando, i 400 milioni previsti per i poveri nel pacchetto di emergenza di 50 miliardi stanziato dal governo sono insufficienti e finiranno in due o tre settimane. In base alle statistiche, i poveri in Italia sono 18 milioni. Di questi, secondo la Caritas, cinque milioni sono in condizioni di “estrema povertà”. I disoccupati, i senza tetto, i lavoratori a nero e le loro famiglie – centinaia di migliaia – sono adesso completamente privi di mezzi. “Queste persone socialmente svantaggiate, già ai margini della società, sono colpite duramente in un momento in cui tutto il sistema della previdenza è indebolito”, dice Pietro Saitta, professore di Sociologia all’università di Messina.

Ma la preoccupazione principale è l’economia, e soprattutto la protezione dei grandi gruppi industriali dagli effetti della crisi e il recupero dei loro profitti. Matteo Renzi ha le idee chiare. L’ex primo ministro, noto per la sua vicinanza alla Confindustria e fondatore del nuovo partitino « Italia viva », esige la ripresa della produzione in tutte le imprese. Conte rifiuta e vuole mantenere la quarantena fino a Pasqua e oltre. Una quarantena che, per il settore delle attività produttive « non durerà a lungo ».

In Italia si parla del « giorno dopo » il blocco del virus. Uno dei temi dello scontro nell’UE riguarda il modo di affrontare la crisi. Conte è critico con la Germania, che rifiuta i « coronabonds ». Per lui, se la reazione « non è coerente, energica e coordinata » l’Europa sarà « sempre meno concorrenziale sul mercato globale » e, con gli eurobond « itedeschi non dovrebbero pagare neppure un euro per i debiti italiani » ma collaborare per ottenere « condizioni di mercato favorevoli »…

Giustiniano

2 aprile 2020

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