l Programma Alimentare Mondiale (WFP) dell’ONU prevede una grave crisi, conseguenza della pandemia di coronavirus. « Suoniamo il campanello d’allarme » dicono i responsabili. Già adesso il WFP deve fornire prodotti alimentari a 87 milioni di persone in più di 80 paesi. Un compito diventato più difficile a causa delle guerre, del cambiamento climatico, delle siccità e delle inondazioni. Adesso si aggiunge il coronavirus.

Gli aiuti non devono venir meno. Il WFP è un’ancora di salvezza. Il corona virus, che ha ormai raggiunto quasi tutti i paesi africani,  minaccia di produrre una situazione gravissima soprattutto in zone con un’economia debole e sistemi sanitari fragili. La più grande organizzazione di aiuti del mondo è in una condizione che non ha mai dovuto affrontare in passato. Un territorio inesplorato. Secondo stime dell’ONU, oltre 820 persone nel mondo soffrono la fame. Nella sola Africa orientale – Sudan meridionale, Etiopia, Somalia e Kenia – 15 milioni sono afflitti da denutrizione. In seguito alla pandemia si teme che la fame diventi una realtà per milioni di altre. Il fabbisogno di prodotti alimentari aumenterà.

In seguito alla quarantena e alla chiusura delle frontiere, il WFP deve trattare con i governi perché medici, aiuti umanitari e materiali continuino a raggiungere i rispettivi paesi. I trasporti devono restare efficienti, le catene di approvvigionamento non devono interrompmersi e i programmi devono essere adeguati alle nuove esigenze. Il WFP è responsabile della logistica degli approvvigionamenti di tutta l’ONU. La crisi impone di lavorare diversamente, per evitare grandi assembramenti. In seguito alla guerra civile, alle siccità e alle inondazioni, nel Sudan meridionale, dove vengono distribuiti alimentari per due mesi, invece che per uno come finora, sono stati creati depositi in zone particolarmente precarie. SMS indicano ai destinatari dove possono ritirare il cibo.

Per reagire alla pandemia, il WFP intende stoccare in località strategiche disseminate in tutto il mondo riserve di prodotti alimentari per tre mesi. Ai paesi donatori viene richiesto di far pervenire rapidamente 1,8 miliardi di euro dei mezzi accordati per il 2020 perché il programma possa continuare a funzionare. E’ importante che anche il commercio di prodotti alimentari prosegua. Dove esistono mercati, il WFP distribuisce soldi, bonus o carte di debito perché la gente possa comprare cibo.

Giustiniano

3 aprile 2020

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