Ismail scherza  « Lorenzo, ti fa già male la schiena ? », poi, con un coltello, leva le foglie di un cavolfiore e lo mette nella cassetta. Ridendo, Lorenzo e Cheikh portano le cassette fino al trattore. E’ febbraio, ma il sole è già caldo. Il vento ha spazzato via le nuvole. Il raccolto è finito. Adesso cavoli, insalata e spinaci raccolti in altri campi devono essere lavati, imballati e caricati sul furgone. La pandemia ha raggiunto l’Italia. « Forniamo quello di cui la gente ha bisogno. Per noi è importante », dice Cheikh. I tre fanno parte di « Barikama », una cooperativa fondata da immigrati africani. Molti hanno partecipato alla rivolta di Rosarno, nel 2010, quando centinaia di lavoratori degli agrumeti reagiscono ad un attacco razzista che ferisce gravemente uno di loro. La rivolta rende visibili le disumane condizioni di vita e di lavoro degli immigrati nelle campagne italiane. Alcuni elaborano un progetto per rendere possibile la loro indipendenza economica.

Oggi la cooperativa « Barikama » produce verdure e, soprattutto, yoghurt, sulle rive del lago di Martignano, 24 km a nordovest di Roma. In lingua bambara, Barikama vuole dire Resistenza. La sede della cooperativa è nel quartiere operaio romano del Pigneto. Al lavoro nei campi si aggiunge la consegna e la vendita sui mercati locali. Uno è lo storico mercato rionale del quartiere Trieste. Qui Barikama ha il suo stand. Oggi ci lavora Tony, arrivato in Italia quattro anni fa dalla Nigeria. Per mesi ha raccolto pomodori in Puglia, 4 euro per ogni cassa da 350 kg. A Roma ha incontrato Barikama, racconta servendo un cliente. “Quando siamo arrivati a Roma da Rosarno” racconta Cheikh “vivevamo in stabili occupati. E manifestavamo per avere i documenti.”  Non era possible trovare lavoro regolare. Tutto è cominciato nel Centro Sociale Occupato Autogestito ex Snia della Via Prenestina, quando qualcuno ha proposto di produrre yoghurt. “Nel 2014 abbiamo fondato la cooperativa. Ne ricavavamo 5-10 euro al giorno e persona. Potevamo telefonare a casa” continua. Poi hanno trovato il casale di Martignano, concluso un accordo con gli eredi per l’uso della latteria e delle macchine e l’affitto del terreno. Oggi Barikama coltiva 6 ettari di verdure e produce 200 litri di yoghurt alla settimana.

Cheikh viene dal Senegal, dove ha studiato Biologia. In Italia è arrivato nel 2007. Ha lavorato nelle campagne di Foggia e di Rosarno. “A Rosarno eravamo fra 200 e 300. Senza contratto ». Non capisce come tanti italiani votino Salvini e non si chiedano perché ci sono le migrazioni. « Quelli che sfruttano la gente qui sono gli stessi che la sfruttano in Africa. Cambiano solo le facce » dice. Aboubakar racconta che, all’inizio, Barikama non riusciva a coltivare tutti e sei gli ettari. Poi hanno potuto comprare un trattore con l’aiuto di un’associazione. « Anche nel Mali lavoravo in campagna » racconta « Ma là coltiviamo cotone, mais e riso ». Farebbe volentieri un lavoro meno faticoso. Ma è difficile trovarlo. Saydun viene dal Gambia. Anche lui ha sempre lavorato in campagna « Qui la terra è vulcanica. E’ fertile e le piante si ammalano difficilmente. Anche se non abbiamo la certificazione biologica, lavoriamo in modo naturale ». Arriva il trattore. Ha un bel fiocco bianco sul cofano, come se dovesse mettersi alla testa di un corteo nuziale. Modibo lo guida attraverso i campi dove Saydun e Aboubakar piantano insalate. Dalla latteria arriva il profumo del latte. Lo yoghurt è prodotto il giovedi’. I clienti sono dei privati, ma anche negozi e ristoranti.

Ogni mese i membri della cooperativa si dividono quello che resta, detratte le spese. Tutti hanno lo stesso salario. Nel 2019 è stato, in media, di 500 euro. Negli ultimi mesi perfino 700. Per guadagnare di più progettano di vendere all’ingrosso. Ma vogliono restare cooperativa…

Giustiniano

7 aprile 2020

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