Mentre, nella banlieue nord di Parigi, i poveri dei casermoni muoiono in ospedali e ricoveri per anziani sovraffollati, i ricchi dei quartieri eleganti della capitale francese si sono trasferiti da settimane nelle loro residenze di campagna. Nella regione Ile-de-France, duramente colpita dal coronavirus, le vittime delle crudeli diseguaglianze sociali, come si puo’ desumere dai quotidiani bollettini dei decessi del ministero della Sanità, sono anzitutto quei francesi che, ancora qualche anno fa, il presidente neoliberista Emmanuel Macron insultava chiamandoli « gente che non è nulla ».

Martedi’  Macron si è avventurato in una di quelle banlieues « malfamate », nel dipartimento il cui codice di avviamento postale comincia con 93, un numero che fa terrore ai borghesi dei quartieri occidentali, ai ricchi che hanno bisogno di quelli del 93 solo come donne delle pulizie, aiuto cuochi e netturbini per smaltire i rifiuti. Preferiscono non convivere con loro nelle stesse strade. Il personale di servizio, le cassiere dei supermercati, le tate dalla pelle scura e gli spazzini non vivono dentro la città ma sopravvivono, esposti ad altissimi rischi sanitari, negli immensi agglomerati esterni al « périphérique » (tangenziale), dove sono pigiati come sardine in torri anonime spuntate come funghi al posto delle bidonvilles negli anni 60 e 70.

La gita nella giungla di cemento de « La Courneuve » ha strappato al sindaco comunista della cittadina di 43.000 abitanti al capolinea della linea 7 del metro , Gilles Poux, un triste sorrisetto : « non abbiamo mezzi, improvvisiamo come facciamo sempre » ha detto al presidente. A La Courneuve, negli ultimi due giorni, la mortalità, causata  dal virus, è aumentata del 63%. Alcune centinaia di morti in più, mentre nei quartieri centrali della capitale il numero dei decessi è, finora, ignoto. Martedi’ la sindaca Anne Hidalgo ha dovuto vietare anche ai « confinati » del 5°, 6°, 7° e 16° arrondissement, come nel resto della città, lo jogging e la passeggiatina al tiepido sole primaverile con o senza cane fra le 10 e le 19, anche per mostrare che, nella « guerra contro il virus » dichiarata dal governo, sono tutti uguali.

E invece il virus colpisce doppiamente i poveri delle banlieues, denuncia martedi’ in una lettera aperta al governo « La France insoumise ». Nei minuscoli appartamenti delle squallide torri dove vivono, la « distanza fisica » raccomandata dai medici per limitare il contagio è impossibile da rispettare. Ed è proprio nel dipartimento 93, dove sono reclutate infermiere, inservienti dei supermercati e personale delle ditte di pulizie, che i letti in terapia intensiva sono appena un terzo di quelli disponibili nel ricco dipartimento 92 confinante, le Hauts de Seine. Martedi’, il sindaco Poux ha chiesto dei « fatti », dato che per i suoi rappresentati le promesse non hanno da tempo grande importanza. « Quello che ci serve », ha detto asciutto al presidente, « è che che lo Stato si accorga che esistiamo, dimostrandolo inviando il personale e il materiale di cui abbiamo bisogno».

Giustiniano

9 aprile 2020

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