In tutta l’Europa, la pandemia viene definita la più grande sfida della storia del dopoguerra. Non si è mai fatto appello alla parola solidarietà con tanta frequenza. Quasi giornalmente i governi esortano la popolazione ad aiutare il prossimo. Ma gli appelli alla solidarietà appaiono cinici se non  si traducono in un vantaggio per i più deboli. Le persone confinate in casa applaudono il personale sanitario. Sembra emergere una coesione impensabile nella nostra società impregnata di capitalismo.  Ma gli applausi serali dai balconi sono di ben poco aiuto per chi presta assistenza e per i malati che la ricevono se non ne modificano le condizioni, non sostituiscono la mancanza di personale, ridotto all’osso da tagli pluriennali, né la mancanza di prospettive dovute a stipendi di fame. La situazione non è nuova. Da anni medici e infermieri denunciano un’emergenza che rischia di provocare il collasso,  evidente se si guarda all’Italia o alla Spagna, paesi obbligati a dure misure di risparmio durante l’ultima crisi finanziaria dell’UE.  Mentre si cerca personale sanitario, gli agricoltori hanno urgente bisogno di braccia. Profughi, studenti, disoccupati sono improvvisamente i benvenuti. Per loro lavorare a cottimo nei campi è il male minore. Sarebbe veramente solidale se tutti facessero caso ai loro consumi e si chiedessero quanto sono pronti a pagare perché chi lavora sui campi abbia una giusta retribuzione…

Fare sfoggio di solidarietà appare ancora più cinico se si dà un’occhiata alle frontiere esterne e ai campi profughi in Grecia. Nell’isola di Lesbo sono in 20.000 in un campo per 3.000 persone, con una doccia ogni 250 e un gabinetto ogni 167. Sempre più medici e infermieri devono lasciare il campo, dove la pandemia rischia di esplodere. L’Italia chiude i porti alle navi che salvano i profughi, sostenendo che non sono sicuri. Gli altri paesi stanno a guardare, fedeli al motto « io speriamo che me la cavo ».Non sono tutti uguali davanti alla crisi, che pesa di più per chi ha già le difficoltà maggiori nella nostra società. Per chi guadagna meno e non ha risparmi per tenersi a galla e neppure soldi per  crearsi delle riserve di roba da mangiare. Migranti, persone prive di documenti validi o di permessi di soggiorno sono vittime di ricatti e di aggressioni. Senza controlli possibili. Gli ospedali sono stati distrutti dalla mancanza di empatia, dall’egoismo e dalla ricerca del profitto che giustificano le violazioni dei diritti umani alle frontiere dell’UE. Molti tremano pensando alla situazione economica e sociale dopo la pandemia. In tempi simili sono i conservatori e i reazionari che ne approfittano.

Oltre che di canti e di applausi dai balconi c’è bisogno di un approccio critico alla crisi, si deve guardare avanti, dare una mano ai più deboli e non lasciarsi portare da un’onda di solidarietà che ne esclude proprio quelli che ne hanno più bisogno. Sono conciliabili solidarietà e profitto ? Quanto vale un lavoro essenziale per il funzionamento del sistema ? E’ possibile risolvere crisi globali a livello nazionale ? Le risposte giuste possono essere altrettante opportunità per un futuro veramente solidale…

Giustiniano

10 aprile 2020

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