6 aprile. La « Alan Kurdi » salva 150 persone, partite dalla Libia su due barche. Durante il primo salvataggio interviene un battello della cosiddetta guardia costiera libica. Spari, panico, alcuni profughi si lanciano in mare. In occasione di un secondo salvataggio, nella stessa giornata, ci sono diverse navi da carico nelle vicinanze. Nessuna viene in aiuto dei profughi. Viene lanciato un terzo SOS. Ma nessuno risponde.

7 aprile. Al mattino presto un battello con 80 profughi a bordo va alla deriva a meno di 70 miglia dalla costa italiana. Le autorità europee non reagiscono. Per tutto il giorno si trascina sul mare all’ombra indifferente di un aereo dell’agenzia europea per la protezione delle frontiere Frontex. Lo stesso la notte, senza cibo né acqua.

8 aprile. La mattina, dopo due giorni e tre notti senza aiuto, 67 sopravvissuti toccano terra a Lampedusa. Nello stesso giorno l’Italia chiude i suoi porti. Con il pretesto della pandemia, in un nuovo decreto, firmato a Roma l’8 aprile, è scritto che « l’Italia non è più sicura ». In una lettera, il ministero degli Interni tedesco chiede alle navi private che effettuano salvataggi di cessare l’attività nel Mediterraneo : « In considerazione dell’attuale, difficile situazione, facciamo appello perché non vi mettiate in viaggio e richiamiate le navi già in mare ».

9 aprile. Che Malta e l’Italia vogliono sfilarsi dall’accoglienza dei profughi non è una novità. Ci hanno provato e riprovato negli ultimi mesi e la crisi da coronavirus è solo un pretesto di più. Dall’altra parte del mare le novità sono ben altre. Tripoli si dichiara « porto non sicuro ». Il motivo non è il virus, ma i bombardamenti ordinati dal generale Haftar. Bombardamenti in atto in Libia dal maggio 2014. Il governo Al-Sarraj, che la comunità ha riconosciuto e sostenuto dal 2017, chiude solo adesso i suoi porti. Mentre tutti i porti sono dichiarati non sicuri, circa 15 miglia dalla costa dell’isola un battello militare maltese di avvicina ad una barca di profughi. Secondo questi ultimi, i soldati lo sabotano. Nessun salvataggio. La barca, con 66 persone a bordo, è a un paio di dozzine di chilometri dall’isola da oltre 40 ore. La Marina maltese li salverà solo nella notte, dopo cinque giorni in mare, oltre 40 ore dopo aver ricevuto l’SOS.

10 aprile. In assenza di navi di salvataggio, gli aerei di Frontex sono gli unici testimoni delle morti in mare. « Com’è la vista della morte lenta dall’alto ? » domanda l’organizzazione Alarm Phone. Sull’Alan Kurdi 150 persone aspettano l’assegnazione a un porto sicuro. Ci vogliono 24 ore perché la centrale italiana risponda alla richiesta di fornire cibo alla nave di salvataggio. Non è possibile. Nella notte una persona viene evacuata.

11 aprile. Da un battello di profughi sul Mediterraneo arriva la voce di una donna in preda al panico : « Non siamo okay, non siamo okay ». E’ incinta. A bordo ci sono un bimbo piccolo e parecchie persone che hanno perso coscienza. Per allertare sulla situazione della donne e di 46 altre persone, « Alarm Phone » diffonde estratti della telefonata con la barca. Gli SOS sono otto : 120 persone su due diverse barche si trovano adesso nella zona SAR maltese. 55 sono in acque internazionali e altre 85 in una zona ignota fra la Libia e Lampedusa. Nel frattempo la nave di soccorso tedesca « Alan Kurdi », con 149 profughi a bordo, continua a cercare un porto sicuro. La situazione sulla nave è meno tesa, dopo che la centrale italiana per il soccorso ha confermato che fornirà del cibo. Sabato mattina una nave costiera porta riso, cuscus, musli e patate. La permanenza di tanta gente a bordo resta problematica.

12 aprile. Qualcosa si muove per i 149 profughi sulla « Alan Kurdi ». L’Italia si dichiara pronta a fornire una nave per mettere in quarantena i profughi entro poche ore. La nave di soccorso della Sea Eye è arrivata in acqua internazionali davanti a Palermo. A causa della situazione sanitaria non è possibile che i migranti scendano a terra in un porto italiano, comunica la Protezione civile. Continua a non essere chiaro dove la gente potrà scendere a  terra. Nello stesso tempo cresce la preoccupazione per una barca con dozzine di profughi a bordo che si teme si sia rovesciata nel Mediterraneo meridionale. Domenica, Sea Watch comunica su Twitter che si tratterebbe di una delle quattro barche che avevano preso contatto il giorno prima con Alarm Phone. La barca con 85 persone a bordo non manda più segnali. « Dobbiamo supporre che siano tutti annegati, dato che non ci sono notizie di salvataggi ». La notte un’altra nave di soccorso arriva nel Mediterraneo centrale. E’ la nave basca « Aita Mari ».

13 aprile. A Varsavia, la Frontex comunica di aver potuto localizzare quattro barche. Due avrebbero raggiunto la Sicilia e altre due si trovano nella zona di salvataggio di Malta. Le autorità riferiscono che lunedi’ di Pasqua 77 persone sono arrivate a Porto Palo di Capo Passero, provincia di Siracusa, in Sicilia. Secondo l’agenzia ANSA, domenica le autorità di Pozzallo riferivano dell’arrivo di 100 migranti. La maggior parte erano stati sistemati in un annesso agricolo. Secondo le autorità, c’è un caso di coronavirus. Davanti a Malta, la nava di soccorso spagnola « Aita Mari » è autorizzata a prestare soccorso. L’ong Salvamento Maritimo Humanitario scrive su Twitter che l’equipaggia dell’Aita Mari ha individuato una barca con 47 persone in difficoltà davanti alla costa maltese. Ci sono a bordo una donna incinta e sei persone in stato di incoscienza per disidratazione.

14 aprile. Sulla Alan Kurdi e sulla Aita Mari, davanti all’Italia e a Malta, 200 migranti aspettano. Per i 149 a bordo della Alan Kurdi, dopo nove giorni a bordo, la mancanza di spazio diventa un problema. La nave è davanti a Palermo. L’Italia mostra « solidarietà » e invia ripetutamente cibo. Le autorità annunciano che i migranti saranno trasferiti su un traghetto per la quarantena. Si aspetta. La Aita Mari ha salvato davanti alla costa maltese dozzine di migranti da una barca che stava affondando. I 43 tratti in salvo avevano trascorso la notte sulla piccola nave, comunica la Ong SMA, che gestisce la Aita Mari. Dato che Malta rifiuta di accoglierli, si cerca un porto sicuro. L’equipaggio approvvigiona i migranti « come puo’ ». Le condizioni del tempo peggiorano. Secondo l’ong spagnola, Malta si impegna a mandare un medico e materiale di soccorso.

In una settimana sola, oltre 1000 persone sono fuggite dalla Libia su 20 barche. Le loro urla d’aiuto sono rimaste inascoltate come mai prima d’ora. Centinaia sono state abbandonate in mare senza aiuto. Il numero dei dispersi è ignoto.

Giustiniano

16 aprile 2020

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