La pandemia mette il capitalismo alla prova. Oggi le sue contraddizioni sono più evidenti che mai. Vediamo giorno dopo giorno come un modo di produzione il cui scopo è il profitto sia impreparato a proteggere vite umane. I governi si sforzano, è vero, per evitare milioni di morti, di stimolare la produzione di materiale medico ed aumentare il numero dei letti in terapia intensiva, di bloccare gli sfratti e, in alcuni casi, perfino di trovare un alloggio ai senza tetto. Tutte cose che dovrebbero sempre essere al centro di ogni consorzio umano e non apparire solo come effetto di una pandemia. Ma il capitalismo trascura la protezione della vita umana  come di quella dell’ambiente. Adesso l’assurdità di un sistema simile di organizzare la nostra vita diventa chiara.

Un’altra constatazione si impone sempre di più in questi giorni. Oggi il concetto di « essenziale » non si riferisce agli amministratori delegati, ai banchieri o agli industriali ma piuttosto alle infermiere, ai riders, alle commesse, ai braccianti, agli educatori, agli addetti alle pulizie, alle levatrici, ai camionisti che, come si dice, mandano avanti la baracca. E, nello stesso tempo, sono proprio loro a correre un rischio di essere contagiati molto maggiore di quello che corrono amministratori delegati, banchieri o industriali. Ma vengono pagati molto meno di questi ultimi. Le statistiche dicono che la probabilità di sopravvivere alla pandemia cresce con il reddito. Il mantra ripetuto per anni da lorignori, secondo il quale il merito deveva essere finalmente premiato, si rivela per quello che è sempre stato : una presa in giro.

Sono una presa in giro anche gli applausi dai balconi dei piani alti della gerarchia sociale e la musica offerta a « quelli giù in basso ». Certo, la solidarietà simbolica è meglio di niente. Ma per chi è in cassa integrazione non è più facile pagare l’affitto se il vicino suona al pianoforte l’ »Inno alla gioia ». Quanti hanno un pianoforte in casa e per quanti la casa è un luogo tranquillo ? E quelli che vivono in un monolocale con poca luce e due bambini ? Smettiamola con l’idiozia secondo la quale « le classi sono scomparse ». « Quelli giù in basso » lo hanno sempre saputo. E si difendono.

Dipendenti dei supermercati, camionisti, magazzinieri e personale sanitario hanno scioperato per esigere materiale di protezione, indennità di rischio e riconoscimento della dignità del loro lavoro. Ci sono movimenti per l’occupazione di case vuote, per il coordinamento di scioperi degli affatti, per procurare un alloggio ai senzatetto. Ci sono azioni per aprire le prigioni. Sono tutte iniziative autorganizzate, che mettono la vita prima del profitto. Per molti il rifuto di pagare l’affitto o di fare un lavoro a rischio non è una scelta, ma un bisogno. Quando questi bisogni saranno organizzati potranno diventare una forza politica efficace.

Infermiere, riders, commesse, educatori, addetti alle pulizie, levatrici ed autisti non hanno niente da sperare dallo Stato. Le misure dei governi mirano anzitutto ad impedire il crollo del sistema finanziario. L’attenuazione delle conseguenze sociali mediante  gli interventi statali è molto più utile ad amministratori delegati, banchieri e industriali. Le infermiere, i riders, le commesse, gli educatori, gli addetti alle pulizie, i braccianti, le levatrici e i camionisti sono sempre più coscienti che il capitalismo non li protegge. Devono contare solo su sé stessi, sulla solidarietà e la combattività degli altri componenti delle classi lavoratrici…

Giustiniano

17 aprile 2020

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