La crisi del coronavirus alimenta il mercato delle teorie del complotto. Mentre una parte nega perfino l’esistenza del virus o lo mette fra le innocue malattie da raffreddamento, un’altra pensa di aver trovato i responsabili della malattia negli USA, in Russia o in Cina. Perché l’umanità ama tanto i complotti ? L’uomo, se misurato in base alla sua diffusione, è l’essere più riuscito del pianeta. Il suo successo si basa sulla sua capacità di adattamento, sulla curiosità e sulla rapidità di apprendimento. E’ bravo ad individuare modelli e ricavarne conclusioni ed esperienze per il futuro. E’ la sua strategia di sopravvivenza : come la tigre nella giungla o l’animale chiazzato nel fogliame.

Nasciamo come scimmie nude. Nella nostra vita acquisiamo un sapere e una cultura raccolti nel corso di millenni attraverso l’osservazione dell’ambiente, la composizione e la messa in relazione permanente di informazioni. Ad una spiegazione più semplice preferiamo una vaga, complicata o più difficile da verificare. E questa è anche una debolezza : l’uomo si sforza di individuare nel caos un modello dove non c’è. Tenta di collegare informazioni che non hanno un legame visibile. E’ alla ricerca di ragioni dove non è possibile trovarne. E’ cosi’ che nascono i miti.

Da inspiegabili fenomeni ambientali sono nati gli dei. L’uomo li rende responsabili. Catastrofi e colpi del destino diventano punizioni per comportamenti errati. L’ « horror vacui », la paura del vuoto in testa, l’esperienza che per alcuni fenomeni non c’è una spiegazione disponibile, è insopportabile per lui. E cosi’ l’uomo si costruisce una spiegazione : da osservazioni casuali di fenomeni contemporanei, da coincidenze costruisce causalità. L’uomo ha interiorizzato che tutto quello che accade lo riguarda direttamente. E cosi’ si considera il centro dell’universo, lo scopo di ogni avvenimento. Ma in realtà al mondo non importa di lui. Non puo’ credere al fatto, semplice,  che certe cose succedono, che ha la sfortuna di essere in mezzo alla tempesta.

Nascono cosi’ le teorie del complotto. Le epidemie non sono casuali. Ci dev’essere un motivo. Sull’uomo fanno l’effetto di un attacco personale. Se non si puo’ difendere da un pericolo invisibile vuole almeno renderne responsabile qualcuno. Ci dev’essere qualcuno dietro quello che accade o/e qualcuno che ne approfitta. Un caso ? Niente affatto ! L’uomo moderno sa che, in ogni caso, la causa non sono gli dei. Dietro devono esserci degli uomini che agiscono nelle retrovie e tirano le fila nelle catastrofi inspiegabili, per sete di guadagno o per il piacere di distruggere.

Le teorie del complotto contengono un « noi » e un « loro ». Ne fa sempre parte l’esclusione di persone, individui o gruppi. E dall’esclusione cresce l’odio, dall’odio la violenza. Le teorie complottistiche sono il nocciolo del pensiero razzista. Attribuzione di stereotipi, di caratteristiche basate, ad esempio, sull’origine, il colore della pelle, la fede. Ogni teoria del complotto serve questo modello e contiene questo rischio.

Sono prototipi delle forze sinistre che si annidano dietro epidemie e catastrofi gli avvelenatori di pozzi, i succhiasangue, i « savi di Sion ». Non possiamo avallare queste teorie senza reagire. E questo non solo per la sottovalutazione di una malattia infettiva potenzialmente mortale e l’esposizione di gruppi a rischio, che hanno precedenti patologie, o di persone anziane, ma anche perché l’attribuzione di colpe contiene un nocciolo razzista, emarginante.

Giustiniano

24 aprile 2020

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