Approfittando della pandemia, in Venezuela forze dell’ultradestra tentano di rovesciare il governo di Nicolas Maduro con azioni armate. Domenica, sulla costa settentrionale venezuelana, nelle vicinanze della città di Macuto, ha avuto luogo uno scontro a fuoco fra l’esercito e un gruppo di mercenari, pesantemente armati, che volevano sbarcare da veloci motoscafi. Secondo un comunicato ufficiale, otto assalitori sono stati uccisi e due altri sono stati catturati. Secondo il ministro degli Interni, i motoscafi sono partiti dalla Colombia, come indicano i GPS di bordo. In base a quanto dichiarato da uno degli arrestati nel corso di un interrogatorio, anche la DEA, Agenzia USA antidroga, sarebbe implicata. I militanti del Partito socialista unito del Venezuela sono invitati a raddoppiare la sorveglianza delle zone costiere. Le autorità non escludono ulteriori tentativi di sbarco. Un sedicente gruppo di ex militari ha rivendicato l’azione, denominata « Operazione Gideon ».

In un’intervista diffusa domenica sera (ora locale) su Internet con la giornalista Patricia Poleo, anche il titolare dell’impresa di sicurezza privata USA « Silvercorp USA », Jordan Goudreau, ha ammesso di essere all’origine del tentativo. Secondo lui, l’operazione non sarebbe fallita ed altri gruppi si troverebbero già sul territorio venezuelano. Goudreau ha parlato di un accordo firmato con l’autonominato « presidente ad interim » Juan Guaido » per “liberare” il Venezuela. L’invasione dovrebbe provocare una rivolta militare che servirebbe, con il pretesto del pericolo per la sicurezza della regione,per un’invasione straniera. Goudreau attribuisce il fallimento dello sbarco a Guaido’, che avrebbe fatto mancare il pagamento delle somme promesse. Malgrado l’equipaggiamento insufficiente, l’azione era iniziata perché gli uomini non  potevano più aspettare. Nel video dell’intervista Goudreau ha mostrato i documenti firmati da Guaido’.

Il tentativo di sbarco conclude una settimana agitata. In una prigione dello Stato federale di Portuguesa c’è stata una rivolta che si è conclusa con 40 morti e 50 feriti. Nelle ultime cinque notti, a Caracas, le sparatorie nel quartiere di Petare sono durate ore. Secondo giornalisti locali si tratta di scontri fra bande criminali per il controllo del territorio. La forza pubblica non è intervenuta. Fra i due avvenimenti esisterebbe un collegamento. Già nel 2014 e nel 2017 erano stati dimostrati in Venezuela legami fra opposizione e bande criminali. Gli avversari del governo avevano tentato, seguendo l’esempio siriano, di usare le gang per i loro scopi. Avrebbero dovuto impadronirsi di interi territori, da dichiarare, a livello internazionale, “zone liberate”…

Giustiniano

5 maggio 2020

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