A Wünsdorf, 40 km a sud di Berlino, c’è ancora, in pessime condizioni di manutenzione,  una grande statua di Lenin, personaggio al quale sono stati dedicati, nell’ex Repubblica democratica tedesca, anche busti, bassorilievi, mosaici, affreschi, molti spariti, rubati, vandalizzati o svenduti. La prima di queste opere, 49 in tutto,  è una testa che risale al 1929, nella sede del KPD a Halle an der Saale, e l’ultima una statua che si trova dal 1985 a Schwerin, tuttora al suo posto malgrado numerosi attacchi.

Alla morte di Lenin, sua moglie Nadeschda Krupskaja auspicava : « non lasciate che il lutto per Iljitsch diventi una glorificazione esteriore della sua persona. Non costruite monumenti per lui, non date il suo nome a dei palazzi, non organizzate feste o simili alla sua memoria. Durante la sua vita, lui non attribuiva  a tutto questo nessuna importanza, lo considerava anzi una seccatura. Pensate piuttosto a tutto quello che c’è da fare nel nostro paese. Se volete onorare il nome di Wladimir Iljitsch, costruite nidi e asili, case, fabbriche e biblioteche, stazioni della metropolitana, ospedali, case di riposo per gli invalidi etc. L’essenziale è che realizziate la sua eredità con la vostra vita ! » Con lo stesso spirito Bertolt Brecht scriveva più tardi la poesia « I tessitori di Kujan-Bulak onorano Lenin ».

Ma la celebrazione di Lenin, anche con le statue, era inarrestabile. Il Lenin di Riesa (Sassonia), salvato grazie al suo trasferimento in un cimitero militare sovietico, è in condizioni pietose. E’ stato possibile proteggerlo solo grazie a un accordo russo-tedesco. La furia distruttrice degli ultimi monumenti a Lenin continua. Per Carlos Gomes, un portoghjese residente a Berlino che ha realizzato il censimento di queste opere, « tutti i rappresentanti politici della Germania orientale, indipendentemente dai rispettivi partiti,  non dovrebbero ridurle a un messaggio politico semplificato ma trattarle come elementi di una memoria autentica e importanti simboli storici. Nessuna società puo’ permettersi di rinunziare alla sua storia… »

Giustiniano

7 maggio 2020

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