L’Europa deve « essere solidale ». Lo chiedono, in una tribuna pubblicata sul quotidiano portoghese « Pùblico », Nunzia Catalfo, ministra italiana del Lavoro e degli Affari sociali, la sua collega portoghese Ana Mendes Godinho e il ministro spagnolo dei Diritti sociali e dell’Agenda 2030 Pablo Iglesias. La Catalfo fa parte del Movimento 5 Stelle, Ana Mendes Godinho è membro della direzione del Partito socialdemocratico (PS) e Iglesias presiede Podemos. I tre politici definiscono la lotta al Covid-19 per salvare più vite possibile come « la più grande sfida nella storia europea dopo la II Guerra mondiale », attirando l’attenzione sugli effetti economici e sociali della crisi, sempre più chiaramente visibili nella vita dei cittadini e in particolare sul mercato del lavoro « a livello nazionale ed europeo ».

Per scongiurare il pericolo della povertà e dell’emarginazione sociale per milioni di persone, invitano l’UE a guardare avanti e a predisporre un piano d’azione per uno « scudo sociale europeo ». Ci vorrebbero adesso misure « ambiziose e coraggiose ». L’UE ha bisogno di un quadro comune, giuridicamente vincolante, per un reddito minimo, che non dovrebbe limitarsi a garantire il minimo per sopravvivere né riferirsi solo alla soglia di povertà calcolata in base al reddito medio. Agli Stati membri dovrebbe essere consentito di fissare un reddito minimo adatto a garantire un’effettiva inclusione socioculturale.

I tre richiamano esplicitamente il documento relativo ai diritti sottoscritto nel 2017 al vertice sociale di Göteborg nel 2017 che, al N°14 dei suoi 20 principi, garantisce ad ogni persona che non dispone di mezzi sufficienti « il diritto a un reddito minimo che consenta, indipendentemente dall’età, una vita dignitosa e un accesso a merci e prestazioni che la rendano possibile ». Per quelli in età da lavoro queste garanzie devono essere accompagnate da stimoli che ne facilitino la reinserzione. I tre rappresentanti del sud dell’Europa ricordano anche la crisi sociale nei loro paesi dopo il 2008. Solo una « reazione europea coordinata » puo’ impedirne la ripetizione. Nella UE, già adesso 113 milioni di persone, 25 milioni delle quali sono bambini,  sono  vittime di  povertà ed esclusione sociale. La pandemia acuisce il problema e spinge la politica ad agire.

Giustiniano

12 maggio 2020

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