Quando, nel 2007/2008, i mercati finanziari tremano, gli Stati reagiscono salvando le banche. La crisi bancaria diventa crisi del debito. Segue una crisi politica. Per anni l’Europa è in balia della crisi dell’euro. Questa volta é un po’ diverso : non è il mondo finanziario a tremare ma è una pandemia a scuotere il mondo e non sono salvate le banche ma l’intera economia. Si profila una nuova crisi del debito. Secondo la BCE, la congiuntura nella zona euro registrerà fra -5 e -12%. E il debito pubblico nell’unione monetaria   passerà da una media dell’86 a una del 102,7% del PIL.

C’è il rischio che siano fatti gli stessi errori commessi dopo la crisi finanziaria. Il timore è che l’anno prossimo, quando il peggio, forse, sarà passato, venga stretta di nuovo la cintura e programmi di austerità vengano imposti agli Stati perché comprimano i debiti. La crisi dell’euro, pero’, ha dimostrato che questo peggiora le cose, riduce il PIL e distrugge il welfare. Anche se la BCE ha già reagito alla pandemia e messo in atto un nuovo programma di acquisto di obbligazioni e malgrado la disponibilità del MES, tutto questo non basta ad evitare una nuova crisi dell’euro.

Le prospettive sono particolarmente tragiche per Stati come la Grecia, la Spagna, l’Italia e il Portogallo che, Italia esclusa, si sono appena ripresi dalla crisi dell’euro. Perfino in Grecia andava un po’ meglio. Adesso la Commissione prevede per la Grecia un crollo del PIL del 9,7%, per la Spagna del 9,4, per l’Italia del 9,5 e per il Portogallo del 6,8. Sarà dura specialmente per l’Italia e la Spagna, dove la pandemia è stata più grave, con 27.000 e 31.000 morti rispettivamente. E questi paesi sono stati più colpiti dove le loro economie sono più forti : in Catalogna e in Lombardia. A marzo, la produzione industriale in Italia è calata del 28,4%. In Grecia si aggiunge una forte dipendenza dal turismo.

Che il virus si diffonda specialmente in regioni economicamente forti e collegate al mercato mondiale è visibile anche in Germania. Mentre nelle regioni meno sviluppate ci sono pochi casi, i focolai sono nel sud, in Baviera e nel Baden-Württemberg. Nel migliore dei casi la pandemia sarà sotto controllo, in Europa, in estate. Ma in altre regioni del mondo è probabile che continui. E questo si ripercuote sulla circolazione mondiale di merci e dunque sull’economia europea. E il livello della produzione prima della pandemia non sarà raggiunto neppure alla fine del 2021. In autunno o in inverno potrebbe arrivare la seconda ondata. Finché non ci sarà un vaccino o un farmaco resteremo vulnerabili. La conseguenza sarebbe una nuova limitazione drastica dei contatti con conseguente nuovo crollo della produzione.

Le pressioni degli imprenditori per allentare i limiti e stimolare l’economia sono miopi. Potrebbero risolversi in un boomerang, peggioraree la congiuntura e prolungare la crisi. Le obbligazioni che costano gli interessi più alti sono quelle a cinque anni e questo conferma che gli investitori sui mercati finanziari danno per scontato che l’economia non si riprenderà quest’anno e neppure l’anno prossimo. L’unica differenza « positiva » rispetto alla crisi dell’euro è non è più possibile per paesi come la Germania sostenere che i paesi del sud dell’Europa sono essi stessi responsabili della loro crisi…

Giustiniano

14 maggio 2020

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