Lunedi’ 200 persone partecipano al comizio organizzato dalla FAU (Freie Arbeiter Union) a Bornheim-Roisdorf, frazione di una cittadina della Renania famosa per la produzione di asparagi bianchi, al crocevia fra il cimitero, un fioraio e lo squallido accampamento di container della fattoria Ritter. La metà sono braccianti rumeni che vivono nei container. Chiedono a gran voce di essere pagati. Una bracciante prende la parola. Lavora nella fattoria dal 18 aprile. Finora ha riscosso 170 euro. E ora vogliono metterla alla porta. I ristoranti non comprano più gli asparagi e per la raccolta delle fragole non c’è richiesta. Se, quando e come lei e gli altri braccianti saranno pagati è incerto.

Venerdi’ scorso, quando 150 braccianti rifiutano di salire sugli autobus che devono portarli sui campi di asparagi e di fragole,  la situazione precipita. Si riuniscono davanti ai container e chiedono quanto spetta loro. Agli stagionali rumeni sono stati promessi 1500-200 euro mensili. E invece ad aprile hanno avuto solo fra 50 e 300 euro. Alcuni temono che, se saranno licenziati e dovranno tornare a casa a spese loro, il lavoro in Germania costerà loro più di quanto hanno guadagnato. Motivo della protesta sono anche le miserabili condizioni di vita. In piena pandemia, dormono, in « camere » minuscole con parecchi letti, nei container senza acqua calda e senza rimozione dei rifiuti.

L’azienda familiare per la quale lavorano è fallita da febbraio. Il curatore fallimentare sostiene che sono i rumeni ad essere responsabili della cattive condizioni dei loro « alloggi ». I sindacalisti della FAU, analoga alla nostra Usb,  vogliono verificare direttamente, ma il curatore rifiuta loro l’accesso ai container perché, a suo dire, non è chiaro se si trovano sul terreno dell’azienda. Lunedi’ mattina una quarantina di braccianti sono davanti alla sede dell’azienda. Non è chiaro quanto saranno pagati i salari arretrati. Membri della famiglia Ritter criticano l’operato del curatore. Il padrone sostiene che la sua reputazione è rovinata. E’ preoccupato, dice, per i braccianti, alcuni dei quali vengono a lavorare da anni nell’azienda. La figlia, che ha fondato una nuova ditta, è in difficoltà.

A mezzogiorno, braccianti e sindacalisti sono all’ingresso della fattoria. I braccianti hanno firmato un contratto per tre mesi, denunciato anticipatamente con un preavviso di un giorno. Donne e uomini fanno affidamento su un guadagno di tre mesi. Verso le 15 la tensione è al massimo. Improvvisamente si sparge la voce che gli arretrati saranno pagati nella sede. Un centinaia di persone arrivano dai container. Li aspetta un cordone di poliziotti e di vigilantes. Dopo un lungo tira e molla, nel tardo pomeriggio è raggiunto un accordo. Saranno pagati 600-700 euro per il lavoro svolto finora…

Giustiniano

19 maggio 2020

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