Dall’autunno prossimo la direzione amministrativa del quotidiano Libération dovrebbe passare a un Fondo di dotazione, sinonimo giuridico di Fondazione. In un articolo pubblicato venerdi’ scorso sul giornale, il capo redattore Laurent Joffrin scrive che sarà possibile cosi’ garantire a Libération, fondato nel 1973 da Jean-Paul Sartre e Serge July per dare voce alla sinistra alternativa, « la sopravvivenza, malgrado i tempi difficili » e la « indipendenza giornalistica ». La nuova forma societaria viene definita « non capitalista e permanente ». Il miliardario marocchino e magnate dei media Patrick Drahi, che nel 2014 ha rilevato Libération, in forte deficit, dice di non volersi limitare ad accollarsi i 50 milioni di debiti ma di voler « accompagnare personalmente » anche in futuro il giornale come « donatore ». Drahi, che controlla con le sue numerose aziende parte del mercato mediatico, fra l’altro, in Portogallo, Israele, USA, Sudafrica e Gran Bretagna, evita una vendita del giornale progettata in un primo tempo dalla sua holding « Altice France », con sede a Lussemburgo, considerata poco vantaggiosa. Negli ultimi due anni Libération ha moltiplicato per 6 i suoi abbonati on line (40.000 lettori) e aumentato del 6% la sua tiratura (71.466 copie), ma ha registrato nel 2018, con un giro d’affari di 35 milioni di euro, un deficit annuo di 9 milioni.

In una lettera inviata giovedi’ della scorsa settimana ai 250 collaboratori, Altice promette che « la nuova struttura garantirà al giornale totale indipendenza editoriale, economica e finanziaria ». La nuova fondazione garantirebbe non solo « i diritti attuali della redazione » ma si impegnerebbe « a fornire al giornale » quasi senza condizioni « i mezzi finanziari necessari per il suo ulteriore sviluppo ». Il « Fonds de dotation pour une presse indépendante » è un modello che si ispira allo Scott Trust britannico. Dal 1936 quest’ultimo protegge dall’acquisizione capitalista il quotidiano The Guardian. Anche il sito di informazione parigino Mediapart, fondato nel 2008 dal giornalista Edwy Plenel, lavora cosi’. Secondo dati forniti dal sito, solo negli ultimi quattro mesi il numero dei lettori è aumentato di quasi il 30% e gli abbonati paganti sono 210.000. Mentre in Francia Mediapart è diventato un organo giornalistico generalmente apprezzato e, seguendo le orme del Guardian, ha potuto garantirsi indipendenza finanziaria con le sue forze e con l’aiuto dei suoi lettori, il futuro di Libération continua ad essere incerto, malgrado le favolose promesse. Per la redazione, la decisione della direzione ha « il dolce profumo dell’indipendenza » commentano i colleghi del quotidiano cattolico La Croix, ma contiene anche « il veleno dell’incertezza in tempi difficili per la stampa quotidiana ». Libération non sembra disporre dell’energia di Mediapart e ancora meno puo’ misurarsi con The Guardian, che gode di un prestigio internazionale.

Pur apprezzando la fondazione annunciata da Altice, la redazione lamenta che la « decisione, fondamentale nella storia del giornale, sia arrivata inaspettatamente e senza essere stata discussa « in un momento in cui i collaboratori erano assenti a causa della pandemia ». Nella sua presa di posizione, pubblicata contemporaneamente alla dichiarazione dell’editore, la redazione ribadisce che la fondazione progettata puo’ contare sulla sua approvazione solo se l’indipendenza promessa è assicurata « giuridicamente, finanziariamente e socialmente », in particolare per quanto riguarda « la garanzia a lungo termine dei posti di lavoro ».

Giustiniano

20 maggio 2020

Print Friendly