Questo fine settimana, due petroliere iraniane sono arrivate in Venezuela. Altre tre sono già nel Mar dei Caraibi e si prevede che arriveranno nei prossimi giorni. Nessun incidente con navi da guerra americane. Domenica il rappresentante del Venezuela all’ONU, Samuel Moncada, ha scritto su Twitter che si tratta di « una pietra miliare nella lotta per la sovranità, l’indipendenza e la pace ». La flotta di petroliere iraniane porta in Venezuela 1,53 milioni di barili di benzina per un valore di almeno 45,5 milioni di dollari. Il paese sudamericano dispone delle più grandi riserve di petrolio del mondo ma, in seguito alle sanzioni USA, soffre di penuria di benzina, dovuta alla mancanza di prodotti chimici che venivano importati dagli USA e al crollo delle capacità delle raffinerie per la scarsità dei mezzi necessari alla manutenzione, al rinnovo e all’ammodernamento degli impianti.

Portavoce del governo USA avevano commentato con termini aggressivi l’invio delle cinque petroliere. Giovedi’ l’incaricato speciale del presidente per l’Iran, Brian Hook, blaterava davanti ai giornalisti : «è un altro deplorevole esempio di furto della ricchezza del suo popolo da parte del regime iraniano, per aiutare un cleptocrate illegale dall’altro lato del mondo ». Funzionari governativi a Washington, che hanno voluto restare anonimi, hanno espresso su vari media l’intenzione di impedire la fornitura della benzina o di punire l’Iran con nuove sanzioni. Il presidente Hassan Rohani ha respinto le minacce : « se gli americani causeranno delle difficoltà alle nostre petroliere nei Caraibi o altrove nel mondo, anche loro avranno dei problemi ».

Politici e diplomatici iraniani definiscono la fornitura di benzina espressione della riconoscenza per l’aiuto e la solidarietà con il loro paese dimostrati dal Venezuela negli scorsi anni. Ricordano fra l’altro che il Venezuela ha esportato benzina in Iran, in particolare fra il 2008 e il 2012, neutralizzando le sanzioni degli USA in un settore strategicamente importante. Successivamente gli USA avevano deciso misure punitive nei confronti dell’ente petrolifero venezuelano PDVSA.

Per decenni l’Iran ha dovuto importare benzina, avendo trascurato la promozione delle sue capacità di raffinazione. Gli USA hanno sfruttato questo punto debole per applicare le loro sanzioni, spingendo l’Iran ad essere autonomo. Ancora nel 2017 Teheran importava mediamente dieci milioni di litri di benzina al giorno, due milioni meno dell’anno precedente. Il fabbisogno iraniano dell’epoca era di 78 milioni di litri. A metà febbraio 2019 il ministro del petrolio Bidschan Zanganeh, ha annunciato che il suo paese non deve più importare benzina e potrà perfino esportarne in futuro. Negli ultimi mesi la pandemia ha costretto il governo iraniano a ridurre l’economia ed i trasporti pubblici e privati. La domanda di benzina è calata. In un incontro con i rappresentanti dell’industria petrolifera, il 12 maggio, Tanganeh ha dichiarato che le riserve di benzina iraniane hanno raggiunto un livello « storicamente inaudito ». E, dunque, il deal fra Teheran e Caracas deve essere considerato un classico « win-win ».

Giustiniano

26 maggio 2020

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