Dopo dieci anni di gelo, domenica un aereo della compagnia israeliana El Al è atterrato in Turchia. Uffcialmente, per caricare aiuti destinati agli USA per lottare contro la pandemia. I segnali di un prossimo riavvicinamento dei due paesi si moltiplicano. Il 7 maggio, sulla pagina Twitter ufficiale del governo israeliano, quest’ultimo si dichiara fiero delle sue relazioni con la Turchia e aggiunge che queste diventeranno ancora più forti in futuro. Quando, l’11 maggio, in una dichiarazione comune Francia, Grecia, Egitto e gli Emirati arabi uniti stigmatizzano la Turchia per le sue ricerche di gas nelle acque territoriali cipriote e invitano Ankara a rispettare l’embargo di armi contro la Libia, Israele non firma, sebbene sia un alleato strategico di Atene e di Nicosia. Inoltre, il 21 maggio, l’incaricato d’affari dell’ambasciata israeliana ad Ankara, Roey Gilad,  pubblica un articolo sulla pagina turca di notizie Halumiz nel quale parla dei comuni obiettivi geopolitici dei due paesi.

Gilad scrive tra l’altro che la presenza iraniana in Siria è contraria anche agli interessi turchi e che l’Hezbollah libanese svolge un ruolo importante nella battaglia di Idlib nella quale sarebbero morti finora 50 soldati turchi. Per lui è necessario affrontare in comune sfide comuni e questo non dev’essere limitato alla Siria. La palla è adesso nel campo della Turchia, conclude. L’atterraggio dell’aereo di El Al ad Istanbul indica che anche la Turchia intende migliorare le sue relazioni con Israele, peggiorate nel 2009, quando Erdogan critica il presidente israeliano Perez al Forum economico mondiale di Davos per la politica di Tel Aviv a Gaza. L’anno dopo otto cittadini turchi sono uccisi sulla nave « Mavi Marmara » da soldati israeliani nel tentativo di rompere il blocco di Gaza per portare aiuti nella Striscia. Nel 2016 il governo israeliano indennizza le famiglie delle vittime con circa 18 milioni di euro ma questo passo non si traduce nel miglioramento auspicato.

Il riavvicinamento della Turchia è dovuto anzitutto al vicolo cieco in cui si trova, sul piede di guerra con quasi tutti i suoi vicini nel Mediterraneo orientale. Ankara ha tre nemici strategici che resteranno prevedibilmenti tali in futuro : la Grecia, Cipro e la Francia, che protegge il gruppo Total che sfrutta il gas cipriota. Ankara vorrebbe accaparrare il grosso del giacimento per perfezionare la sua posizione di “perno energetico”. Per restringere lo spazio di manovra dei tre alleati, a novembre il governo di Erdogan ha già conluso con quello libico di Al-Sarraj, riconosciuto dall’ONU, un accordo per la fissazione di frontiere marittime comuni. Ankare intendere garantirsi le reserve marittime di gas, ma nella zona rivendicata ci sono numerose isole greche.

Il progressivo riavvicinamento dei due paesi non è al riparo da conflitti. Già in passato se ne sono accesi riguardo alla politica di occupazione israeliana imposta ai palestinesi. Ancora domenica il presidente turco ha dichiarato, riferendosi a possibili annessioni in Cisgiordania, che non saranno tollerate. Non ha pero’ specificato cosa farebbe se questo avvenisse.

Giustiniano

28 maggio 2020

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