Accaparramento delle terre, espulsione, sradicamento e miseria minacciano gli abitanti delle comunità afrobrasiliane tradizionali, molte delle quali si trovano nel nordest del Brasile. I quilombos, fondati all’epoca coloniale come rifugi di schiavi neri in fuga, sono diventati collettività locali non-indigene con una propria identità culturale. Anche oggi devono lottare per la loro autodeterminazione e i loro diritti. Tanto più dall’inizio del 2019, quando il razzista dell’ultradestra Jair Bolsonaro, che governa col pugno di ferro, ha assunto la presidenza. Già dalla fine del 18° secolo questi antichi villaggi di schiavi, con i loro territori, si trovano nei pressi della cittadina di Alcãntara, nella regione intorno alla Baia di São Marcos, nello Stato nordorientale di Maranhão. Circa 12.000 quilombolas, come vengono chiamati gli abitanti dei quilombos, vivono nei circa 1500 kmq della comunità. Sono distribuiti fra 150 villaggi. Lo Stato si è già impadronito di gran parte delle loro terre per stabilirvi, nel 1983, una base di lancio per i missili.

Il governo Bolsonaro collabora con gli USA relativamente all’esercito e alle armi e sodisfa le loro richieste. Nel marzo del 2019 i due paesi concludono un accordo che apre agli USA Alcãntara per il lancio di satelliti. Nell’ottobre dello stesso anno l’accordo è ratificato dal Congresso nazionale. L’aviazione e l’agenzia per il volo civile AEB cooperano all’ulteriore trasformazione della base in centro spaziale. Da decenni gli USA sono interessati all’impianto, bloccato nel 2001 da un referendum e avversato in seguito dai governi di Lula da Silva e Dilma Roussef (2003-2016). Secondo il nuovo accordo, la base deve essere ampliata e 2000 quilombolas di 27 località trasferiti. Di queste espropriazioni con relativi trasferimenti forzati in nuovi villaggi, le cosiddette agrovilas, ve ne sono già state, con gravissime conseguenze. Crollo di strutture tradizionali e impossibilità per i quilombolas di proseguire la loro caratteristica agricoltura rispettosa dell’ambiente. Non pochi, sradicati, sono finiti nei miserabili quartieri alla periferia della grandi città. I quilombolas si difendono dai progetti di Trump e Bolsonaro con proteste politiche e davanti ai tribunali. Dal 1988 le loro comunità posseggono, come i popoli indigeni, diritti costituzionali sulle loro terre. Una rete di movimenti e di sindacati è da tempo attiva a Alcãntara. Le donne vi svolgono un ruolo molto attivo.

I piani del governo minacciano proprio quelli che vivono sulla costa, per i quali la pesca è la base della sopravvivenza. Alla fine di marzo il governo di Brasilia ha pubblicato un decreto riguardante misure per la preparazione del trasferimento. Per Alcãntara sono arrivati altri problemi. Nello Stato di Maranhão la reazione alla pandemia comporta severe misure. Il governatore dello Stato, Flavio Dino del Partito comunista (PCdoB), ha imposto un lockdown e limitato i contatti. Parte del traffico stradale nella comunità è riservato alle poche ambulanze disponibili e ai veicoli pubblici. Alle madri e agli anziani sono stati distribuiti test rapidi, maschere e disinfettanti. Una scuola è diventata un ospedale provvisorio. Il sistema sanitario nel territorio della comunità è modesto. Il solo ospedale viene attualmente sanificato. Nella regione metropolitana intorno alla capitale del Maranhão, São Lus, dove si trova anche Alcãntara, il COVID-19 ha fatto più di 500 vittime. A fine maggio i 230 letti in terapia intensiva delle cliniche locali erano quasi tutti occupati. Questa settimana la vita riprende progressivamente con l’apertura dei negozi. La rivendicazione delle comunità di concorrere alle decisioni è fondata sulla 169ma disposizione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, entrata in vigore nel 1991 e ratificata dal Brasile dieci anni dopo, relativa « ai popoli indigeni e viventi in comunità nei paesi indipendenti. »

All’inizio di aprile anche un gruppo di deputati ha chiesto l’annullamento del progetto sottolineando le conseguenze sociali, le garanzie costituzionali dei territori di insediamenti tradizionali e i rischi a causa della pandemia. Solo una piccola parte delle migliaia di quilombos hanno ottenuto finora dallo Stato l’accatastamento dei loro terreni e dunque il titolo legale per la loro proprietà. Nel Maranhão sono alcune dozzine. I quilombolas non cedono il diritto sul loro territorio. Hanno vinto alcune battaglie ma non la guerra.  Se accettassero il trasferimento, accetterebbero la fine della comunità . L’accordo con gli USA ha peggiorato la situazione. Ed è sosprattutto il governo di Bolsonaro che « fa di tutto per portare avanti la cancellazione dei quilombolas ».

Giustiniano

30 maggio 2020

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