In Francia, tre oligarchi si contendono il gruppo Lagardère. Bernard Arnault, il capitalista più ricco del paese, vola in aiuto di Arnaud Lagardère, proprietario, fra l’altro,  della terza più importante casa editrice del mondo, di varie partecipazioni TV, di riviste (Paris Match). In suo avversario nello scontro per il potere mediatico è Vincent Bolloré, alla testa dell’impero TV Vivendi. Sostenuto dal Fondo d’investimento USA Amber e dal suo boss Joseph Oughourlian, l’imprenditore bretone vuole entrare con i suoi fidi nel Consiglio di amministrazione della Lagardère SCA per assumerne il controllo in prospettiva. L’ago della bilancia è la Quatar Investment Authority dell’emirato del Katar, che all’inizio di maggio si è schierata dalla parte del titolare. I 29.000 dipendenti devono limitarsi a stare a guardare.

Finora Arnault non ha cercato di acquisire quote del gruppo Lagardère. All’inizio di maggio è entrato invece, con 80-100 milioni di euro – la cifra esatta non è stata comunicata – nella sua Holding finanziaria Capital & Management. Negli ultimi 30 anni, con l’acquisizione dell’impresa del lusso Louis Vuitton Moët Hennessy (LVMH) e il controllo quasi completo di Case di moda come Dior, Givenchy o Kenzo, Arnault è diventato l’oligarca francese più importante, terzo patrimonio personale mondiale (69 miliardi di euro) secondo la rivista USA Forbes. L’iniezione di liquidità che comporta il suo ingresso nella Holding salva Lagardère, il cui gruppo, gravato da 164 milioni di debiti, è quotato in Borsa 100 milioni in tutto. La stampa economica francese si chiede perché il boss di LVMH, tutt’altro che un filantropo, mette mano al portaogli proprio per Lagardère.

La settimana scorsa, per scongiurare speculazioni che potrebbero nuocere ai suoi affari,  Arnault ha diffuso un comunicato in cui loda gli « antichi legami » fra le due famiglie di imprenditori : « La mia amicizia per Jean-Luc Lagardère ha unito le nostre famiglie e nutro il massimo rispetto per il gruppo che ha fondato ». Un omaggio al padre di Lagardère, morto nel 2003. Con le Editions Hachette, appartiene a Lagardère un gruppo editoriale notevole dal punto di vista culturale. Ma, in passato, l’uomo d’affari, 59 anni, ha fatto i soldi piuttosto con i negozi di moda e la catena Relay negli aeroporti internazionali. Un cattivo affare in tempi di pandemia e di chiusura dei negozi ma un’opportunità interessante per un principe della moda e dei profumi come Arnault, per il cui commercio del lusso la catena di negozi dell’ »amico di famiglia » è quello che ci vuole. Arnault, che puo’ permettersi di investire nel dopocrisi, ha « tempo », ha fatto sapere un anonimo insider alla rivista economica Les Echos : « Se per Lagardère dovesse arrivare la catastrofe, lui è pronto. »

Lagardère non è rimasto fermo. A marzo, l’ingresso nel Consiglio d’amministrazione dell’ex presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy e dell’ex direttore generale della SNCF, Guillaume Pepy è stato una valvola di sfogo sufficiente a ridurre la pressione del Crédit Agricole per la restituzione del denaro prestato. Bollorè e Oughourlian aspettano la reazione dei catari. Attualmente Amber ha il 18% di Lagardère e Bolloré, con il suo gruppo Vivendi, il 16,48%. Secondo Les Echos, il pacco di azioni del Fondo di investimenti dello Stato del Golfo è arrivato al 20%…

Giustiniano

31 maggio 2020

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