L’Italia ha allentato le misure contro la diffusione della pandemia. La vita potrebbe somigliare a quella dell’inizio di marzo, quando queste misure sono state adottate, prima localmente e poi in tutto il paese. Ma non è cosi’. Tre sensazioni negative pesano sulla vita privata e su quella pubblica : la paura, l’incertezza e la sfiducia. Ma c’è anche qualche speranza.

La paura ha un duplice aspetto. Per le persone anziane è anzitutto paura di ammalarsi. Ma è la paura del futuro a dilagare, soprattutto fra i giovani. E non è ingiustificata. La situazione economica non era rosea neppure prima. Adesso è catastrofica. Molti dei cosiddetti aiuti d’emergenza arrivano a stento. Perfino il pagamento della cassa integrazione non funziona ovunque. I soldi non arrivano o arrivano col contagocce agli artigiani, ai proprietari di caffé e ristoranti. Neppure un centesimo per gli autonomi, particolarmente numerosi. Molti hanno dato fondo alle economie e ora non sanno come sopravvivere. Quelli che si rivolgono alla Caritas sono aumentati del 40%. Ai servizi sociali dei Comuni ricorrono persone o famiglie diverse. Anzitutto quelli, italiani o stranieri, che restavano a galla grazie a lavori occasionali e che non hanno guadagnato nulla per tre mesi. Si aggiungono colf e badanti che lavoravano a nero e sono stati licenziati, tuttofare di ristoranti ed alberghi, ma anche artigiani che non hanno lavoro e hanno finito i risparmi. Un 30%  dei caffé e delle trattorie, che non sono in grado di applicare le nuove regole o per i quali le spese supererebbero gli incassi, non riapriranno.

L’incertezza riguarda tutti. Che prescrizioni ci sono ? Che cosa è permesso e che cosa non lo è ? Le misure sono le stesse da una regione all’altra ? Lo stesso per il lavoro. Il telelavoro è molto diffuso ma nessuno dice quanto durerà. Cosa succederà agli insegnanti, che non sanno se la scuola riaprirà normalmente a settembre ? E come si farà con i figli quando i genitori dovranno tornare al lavoro e scuole ed asili non saranno operativi ? Si potranno coinvolgere i nonni o sarà ancora pericoloso ? L’incertezza riguarda anche la salute. E’ in atto la « guerra dei virologi ». Gli uni sostengono che il virus è « clinicamente morto » e ha perso gran parte della sua aggressività. Per gli altri la malattia è virulenta come prima e la riduzione del numero dei morti e delle persone contagiate è dovuta alle severe misure adottate nei mesi scorsi. Misure che devono continuare. Entrambe le opinioni hanno i loro tifosi, quasi come le squadre di calcio. « Esperti » e persone comuni senza alcuna competenza parlano a vanvera. Perfino le conoscenze scientifiche diventano punti di vista.

Lo stesso in politica. Giulio Gallera, assessore alla sanità della Lombardia, la regione con più malati e più morti, sostiene che il fattore di riproduzione 0,5 significa che una persona sana deve incontrarne contemporaneamente due malate per essere contagiata. Il numero significa in realtà che due persone infette ne contagiano mediamente una. Si aggiunge la concorrenza fra il nord, fortemente industrializzato, dove il virus ha imperversato, e il sud più povero, dove le vittime della malattia sono state molte meno. Molti presidenti di regioni meridionali negherebbero volentieri l’ingresso ai settentrionali, sebbene la libera circolazione interregionale sia state ristabilita dal 3 giugno. Anche la lotta politica è ripresa, dopo una tregua. La Lega che, secondo i sondaggi, ha perso il 7% dei consensi, rialza la testa. Insieme a Forza e Fratelli d’Italia. Nel governo riemergono i contrasti. L’unità fa parte del passato. Adesso si fa strada fra la gente la sfiducia nella « opinione dominante ». « La pandemia è un’invenzione », « i potenti ne hanno bisogno per i loro interessi ». Queste idee si sentono sempre più spesso e vengono strumentalizzate da gruppi di destra più o meno identificabili. A Roma, Casapound organizza una manifestazione. A Milano fanno lo stesso i “gilet arancioni”.

Gli italiani tentano di ritrovare una vita normale. I giovani provano a fare festa. I vecchi preferiscono restare a casa. Le famiglie devono affrontare homeoffice e homeschooling. Ma la normalità stenta ad arrivare…

Giustiniano

9 giugno 2020

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