A Magpie Park, nel centro della città inglese di Bristol, domenica un gruppo di manifestanti antirazzisti, che denunciavano la morte di George Floyd,  ha abbattuto  la statua eretta nel 1895 in onore di Edward Colston, mettendo fine a decenni di controversie sull’opportunità di celebrare l’amministratore, dal 1680 al 1692, della Royal African Company, detentore del monopolio del governo inglese sul « commercio triangolare » mediante il quale le navi europee deportavano schiavi dall’Africa verso l’America e riportavano in Europa merci come lo zucchero prodotto ricorrendo al lavoro forzato. Con una parte della fortuna che aveva accumulato grazie alla tratta degli schiavi ed altre attività commerciali, Colston non lesinava in beneficenza. Portano tuttora il suo nome una scuola, che ha contribuito a fondare nel 1710, la principale sala concerti e la Colston Hall, dove si sono esibiti i Beatles, David Bowie ed Elton John.

La statua è stata gettata nel fiume Avon, fra le grida di gioia dei manifestanti. Lunedi’ Marvin Rees, sindaco della città, di origine anglo-giamaicana, ha detto di  non poter fingere che la statua di un mercante di schiavi in una città dove è nato e cresciuto non sia un affronto per lui e la gente come lui. Lewis Hamilton, sei volte campione di Formula 1, ha dichiarato che « Edward Colston era un mostro che ha comprato, venduto, scambiato africani, esseri umani, per ridurli in schiavitù fino alla loro morte. Una persona che ha fatto questo non dovrebbe essere onorata. Era ed è terrorismo. Oggi e allora ».

Il primo ministro Boris Johnson lo considera un « atto criminale ». Il capo dell’opposizione laburista, Keit Sturmer, ha detto che « la statua avrebbe dovuto essere ritirata da anni e che Colston è responsabile della deportazione di 100.000 persone dall’Africa nei Caraibi per farne degli schiavi. Uomini, donne e ragazzi venivano marchiati sul petto con il nome della sua compagnia… ». Domenica, su una statua dell’ex primo ministro Winston Churchill, dopo il passaggio di una manifestazione, è apparsa la scritta « era un razzista ». Anche questo gesto ha provocato un dibattito sulla storia della Gran Bretagna, ex impero coloniale, e sul modo di ricordarlo.

Giustiniano

9 giugno 2020

Print Friendly