La destra del Likud esige da tempo l’annessione dei Territori palestinesi occupati nel 1967. Adesso Netanjahu l’accontenta. Gli copre le spalle l’amministrazione USA, che tenta di esibire al suo elettorato evangelico e conservatore un successo in politica estera utile alla rielezione di Trump. La soluzione a due Stati, uno specchietto per le allodole,  è ormai sepolta anche dall’UE, che non ha alcuna intenzione di applicare ad Israele sanzioni simili a quelle applicate alla Russia dopo l’annessione della Crimea.

Gli europei si limiteranno a protestare. Senza alcuna conseguenza concreta. Ogni critica alla politica disumana di Israele continuerà ad essere bollata come antisemita. Dopo un anno e mezzo e tre consultazioni elettorali, Netanjahu è riuscito a riunire intorno al suo governo, il quinto,  73 dei 120 deputati della Knesset. Comparirà in tribunale per rispondere di corruzione e peculato in posizione di forza. Il suo ex avversario Gantz è ormai suo partner in un governo di “unione nazionale”.

Il consenso che accompagna la politica neoliberista ed annessionista del governo dello Stato ebraico va dall’estrema destra al centro socialdemocratico. La sinistra si è liquefatta. Il contratto di coalizione prevede una legge per la “applicazione della sovranità israeliana” sulla valle del Giordano. Quel che resta della Palestina viene organizzato in enclave isolate l’una dall’altra e densamente popolate. In Sudafrica si chiamavano « homeland » o « bantustan ». Nè l’amministrazione Trump né l’opinione pubblica israeliana si preoccupano della reazione palestinese.

La politica israeliana di annessione di superfici sempre più vaste della Palestina, di insediamento di centinaia di migliaia di nuovi coloni e di costruzione di infrastrutture a loro disposizione continua. Un pezzo per volta, come tutte le colonizzazioni della storia…

Giustiniano

11 giugno 2020

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