Dall’ex Piazza Lenin (attuale Piazza delle Nazioni unite), a Berlino,  appena un anno dopo l’annessione della Repubblica democratica tedesca, le autorità della « nuova » Germania fanno smontare e rimuovere la statua in granito rosso di Lenin (una delle 6.000 esistenti nel mondo) alta 19 metri.  I simboli del realismo socialista vengono cancellati, non per una preoccupazione di carattere estetico ma con intenzioni squisitamente politiche. Lo Stato che ha rotto con la grande Germania e persegue un ideale di fratellanza fra i popoli deve essere eliminato dalla vista e dalla mente.

La Germania, in particolare quella occidentale, pullula di monumenti, strade e piazze dove troneggiano imperatori, condottieri e colonizzatori. Indisturbati da decenni. O lasciati al loro posto malgrado le proteste. In un cimitero di Berlino ovest, ad esempio, si trova la cosiddetta « Pietra degli Herero », in onore dei mercenari caduti nella « Africa tedesca del sud-ovest » (l’attuale Namibia). Solo 10 anni fa è stata aggiunta una lastra di pietra che ricorda almeno la guerra coloniale, anche se non il genocidio, degli Herero e dei Nama, fra il 1904 e il 1907.

E’ lecito chiedersi perché lo’attuale Stato tedesco, cosi’ attivo nella cancellazione sistematica della cultura e del ricordo stesso della Repubblica democratica tedesca (1949-1990),  non provveda a rimuovere dallo spazio pubblico relitti della storia nazionale che esaltano un’ideologia razzista fondata sulla violenza. Uno Stato ed una società che le tollerano ne sono corresponsabili…

Giustiniano

13 giugno 2020

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