La pandemia colpisce l’economia del mondo capitalista quando la recessione ha gà fatto capolino. Negli USA, il boom borsistico esploso grazie alla riforma fiscale del dicembre 2018 si è sgonfiato dall’ottobre 2019. In Germania gli ordini sono in calo. Qualche settimana prima della fine di marzo l’Arabia saudita mette fuoco alle polveri annunciando l’aumento della produzione di petrolio. I prezzi crollano, insieme alle Borse. Le banche centrali pompano nel mercato finanziario migliaia di miliardi.

Negli USA i nuovi disoccupati sono 40 milioni. Quale sarà il seguito? Secondo autorevoli economisti, ad una debole ripresa seguirà un decennio perduto e tensioni sociali crescenti. Si profila una « grande depressione ». Dopo la crisi finanziaria del 2007 i problemi strutturali sono rimasti tali, rendendo una nuova crisi inevitabile. Anche se l’inflazione aumentasse fino al 3 o 4% sarebbe un disastro. I rendimenti sui prestiti dovrebbero essere di livello corrispondente. Cosa succederebbe al debito dell’Italia, ma anche della Germania e, anzitutto, a quello degli USA ? Per 40 anni i rendimenti sono calati. Ma, fra due anni, paesi come il Brasile saranno minacciati da un’inflazione galoppante.

Si aggiunge la « guerra fredda » fra USA e Cina. Per chi sceglie l’offerta di 5G di Ericsson e Nokia perché non accorda fiducia a Huawei, gli effetti sui costi saranno pesanti. La tecnica scandinava è più cara e meno efficace e comporta un aumento di prezzo del 50%. Smartphone ed altri apparecchi elettronici diventerebbero più costosi e l’innovazione sarebbe rallentata. Gli strumenti per indovinare se queste previsioni sono credibili sono ancora quelli dell’analisi marxista. I progetti del governo cinese per la ripresa dell’economia dopo la crisi e l’interesse dell’Occidente per i mercati asiatici possono fornire lumi…

Giustiniano

13 giugno 2020

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