Nel libero Occidente sarebbe impossibile fare come il governo cinese : cosi’ si diceva in Europa quando in gennaio la Repubblica popolare prendeva misure drastiche contro il Covid 19. Allora erano in tanti a pensare, a torto, di essere al sicuro, orgogliosi di una pretesa superiorità morale dell’Occidente liberale nei confronti dell’Asia orientale “autoritaria”. Oggi è sempre più chiaro qual’è la regione del mondo che lotta con maggiore successo contro la pandemia e quale no.

I dati economici più recenti confermano che l’Occidente registra un crollo quest’anno mentre la Cina ricomincia a crescere. Secondo la Banca asiatica di sviluppo, la Cina puo’ contare nel 2020 su una crescita del PIL dell’1,8%. Precedentemente, la banca USA JP Morgan o l’agenzia di rating Fitch avevano previsto una crescita, rispettivamente, del 2,5 e perfino del 2,7 %. Nella crisi, la Repubblica popolare continua a recuperare nei confronti dell’Europa e degli USA.

Che fare ? Su una cosa le potenze occidentali sono concordi : frenare la crescita della Cina comporta maggiori pressioni su Pekino, altri problemi a Hongkong e nel Sinkiang e nuove attività militari nel Mar della Cina meridionale. Economicamente, l’UE punta ancora sulla cooperazione : la Repubblica popolare è irrinunciabile per l’industria europea se si vuole  alleviare il suo crollo e per questo serve una rapida conclusione di un trattato sugli investimenti con il governo cinese.

L’amministrazione Trump batte una strada diversa, rispondendo al recupero dell’economia cinese con sempre nuove campagne nella sua guerra economica contro Pekino, nell’intento di nuocere all’industria cinese. Huawei ? Se ne deve andare. Tik Tok ? Vendere o vietare. Per il produttore cinese di chip SMIC sono in vista sanzioni. Trump gioca il tutto per tutto. Si tratta di sanzioni che, certo, danneggiano la Repubblica popolare. Pero’ i gruppi High-Tech USA lamentano da tempo che il boicottaggio li priva del loro mercato più importante, riducendo i loro profitti.

Le sempre nuove sanzioni americane spingono la concorrenza, non solo in Cina, a fare a meno dei prodotti USA, alla ricerca di alternative per non dipendere più dagli umori imprevedibili della Casa Bianca. Le misure contro la Cina, con le quali Washington cerca di garantirsi un vantaggio dell’economia americana che si reduce ogni giorno di più a causa della crisi, potrebbero costare care a medio e lungo termine. Le sanzioni comportano un rischio elevato per Trump…

Giustiniano

16 settembre 2020

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