Jeanine Añez, « presidente » ad interim della Bolivia dal 12 novembre 2019, dopo il colpo di Stato che ha costretto all’esilio Evo Morales, ha ammesso pubblicamente che ogni voto per lei aumenterebbe la probabilità di una vittoria di Luis Arce, ex ministro dell’Economia, candidato alle elezioni presidenziali del 18 ottobre prossimo per il Movimento per il Socialismo (MAS). Convinta di non poter vincere, la signora rinuncia alla sua candidatura.

Il diritto elettorale boliviano riconosce a un candidato la vittoria al primo turno quando ha vinto con un 10% di vantaggio. Anche se non raggiunge la maggioranza assoluta. Poco prima dell’annuncio della Añez, è stato pubblicato un sondaggio secondo il quale Arce, con il 40%, supererebbe di 12 punti il neoliberale Carlos Mesa. L’incubo del ritorno del MAS al governo diventerebbe realtà.

“Se non ci uniamo, torna Morales”. La Añez è ben decisa ad impedire con tutti i mezzi che il colpo di Stato – da lei messo in atto con il sostegno degli USA per bloccare l’avanzata dei 36 popoli indigeni boliviani, il 40% della popolazione, che sostengono il MAS, – vada in fumo. Non è detto che la spunti. I suoi sostenitori fascisti sono con Diego Camacho piuttosto che con Carlo Mesa. E Camacho, l’altro candidato della destra alla presidenza,  avvocato ultrareligioso e ultraconservatore, non ha nessuna voglia di farsi da parte per favorire Mesa.

Con la vittoria di Arce, il MAS avrà una seconda chance. Per la Bolivia sarebbe auspicabile…

Giustiniano

20 settembre 2020

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