La « liberazione dell’Italia » promessa a gran voce ai suoi sostenitori da Salvini non c’è stata. La destra ha potuto consolidare le sue posizioni in Veneto e in Liguria ma in Toscana, in Campania e in Puglia è rimasta a bocca asciutta. Tuttavia la carta politica italiana mostra che adesso sono 14 le regioni governate dal cartello Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Quelle dirette da coalizioni guidate dal Pd e dai suoi alleati sono solo 5 (in Alto Adige governa l’eterna SVP). I 5 Stelle, dopo il successo del 2014 il più forte gruppo nei due rami del Parlamento, sono in caduta libera. Si vedrà quali sono le ripercussioni del voto regionale per la politica romana.

Due settimane fa, Salvini dichiarava che le elezioni avrebbero segnato un 7 :0 per il suo partito. Che avrebbe cacciato il governo. La Lega nord era ribattezzata Lega Salvini presidente. Voleva pieni poteri per finirla con la « sinistra » a Roma. Pare che queste minacce abbiano spaventato parte degli elettori. Che si sono mobilitati. In Toscana erano il 62,4 %, contro 48,3% cinque anni fa. Anche se poco carismatico, Giani, con il 48,6%, ha distanziato la Ceccardi, rappresentante della Lega nota per aver concesso la cittadinanza di Cascina, cittadina di cui è sindaca, a Magdi Allam, un giornalista che accusa la Chiesa cattolica di « islamizzazione ». In Campania, Caldoro (18%) non ce l’ha fatta contro De Luca (69,4%) ! In Veneto e in Liguria la destra ha vinto. Ma il leghista Zaia, con la sua lista personale, ha avuto più voti del Carroccio. Un risultato amaro per Salvini, del quale il « governatore » che accusava i cinesi di mangiare i topi potrebbe insediare la segreteria.

La destra ha conquistato anche le Marche, dove ha si è imposto un esponente di Fratelli d’Italia, tale Acquaroli. Giorgia Meloni vorrebbe sottrarre la guida della destra a una Lega che non esita a collaborare con CasaPound. Se la tendenza in atto si confermasse, la stella di Salvini potrebbe tramontare. Zingaretti ha festeggiato. Complessivamente, il Pd risulta essere la forza più importante. Tuttavia i 5 Stelle, che rischiano di uscire di scena, un successo lo hanno registrato. Il 70% degli elettori ha approvato con un referendum la riduzione dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200. Per i critici, senza una riforma elettorale si tratta un successo apparente, che danneggia solo i piccoli partiti. Anche i risparmi sono trascurabili. Prima delle prossime elezioni politiche, nel 2023, il governo Conte dovrebbe proporre una nuova legge elettorale e farla approvare dal parlamento…

Giustiniano

22 settembre 2020

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