Mentre tutti hanno lo sguardo puntato su Lesbo, nessuno parla più della rotta balcanica. Eppure, nel cantone nord-occidentale di Una-Sana, in Bosnia, sono ammassate 12000 persone che tentano di raggiungere l’Europa. Come sulle isole greche, anche loro vegetano in condizioni indescrivibili. Il cibo è scarso e l’assistenza sanitaria, malgrado la pandemia di Covid 19, quasi inesistente. Il 7 settembre è stato chiuso il campo di Bira in Bihač, strapieno. I residenti, per lo più pakistani, afghani e siriani, dovevano essere trasferiti in altri campi. Ma molti sono finiti in boschi e prati delle vicinanze. Come nelle isole greche, una parte della popolazione locale, dopo la disponibilità iniziale, è diventata ostile.

E’ ormai impossibile per i migranti di arrivare prima della fine dell’anno da Bihač alla Croazia attraverso le montagne. La via è sbarrata dai poliziotti croati, che li bloccano e li ricacciano in Bosnia-Erzegovina. I brutali respingimenti illegali sono stati documentati da giornalisti e da Amnesty International. Ma nulla è cambiato. Bruxelles tace. La IOM (International Organisation for Migration) tenta di allestire campi profughi alternativi in Bosnia-Erzegovina, ad esempio il campo di Lipa, 30 km da Bira, con una capienza di 3000 persone. Ma anche questo campo è già saturo.

Ogni giorno arrivano altre persone, che raggiungono la Bosnia-Erzegovina dalla Grecia, attraverso la Macedonia, la Serbia e il Montenegro, e sperano di passare nell’ l’UE. La frontiera fra la Serbia e la Bosnia-Erzegovina, che si snoda in gran parte fra la Serbia e la Repubblica serba di Bosnia (Republika Srpska),  era finora permeabile. Ma il leader dei serbi di Bosnia, Milorad Dodik, non tollera migranti mussulmani sul suo territorio. Questi ultimi sono trasferiti in pullman fino alla frontiera con la Federazione croato-bosniaca, a maggioranza mussulmana. In agosto la polizia di Bihac fronteggiava la polizia serbo-bosniaca tentando di impedire il respingimento dei migranti sul suo territorio.

Le povere cittadine di Bihac e di Velika Kladusa, che si erano appena rimesse dalla guerra del 1990, ora devono sopportare le conseguenze della politica dell’UE. L’inverno è alle porte e la situazione diventerà ancora più drammatica, denuncia l’IOM…

Giustiniano

23 settembre 2020

 

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