Il crollo dei voli commerciali dovuto alla pandemia ha comportato forti riduzioni delle emissioni di CO2. Un rompicapo per le compagnie aeree e per i loro azionisti, che la Qantas risolve proponendo il “Volo senza meta”. Si tratta di un viaggio di sette ore da e per Sydney. Il Boeing 787-9 Dreamliner vola cosi’ basso da consentire di ammirare Uluro, la Great Barrier Reef e il porto di Sydney. Il biglietto costa fra 480 a 2300 euro. In cinque minuti, i posti nel volo inaugurale del 10 ottobre sono stati venduti tutti.

L’idea non è nuova. Già in agosto la linea Eva Air di Taiwan propone questi voli. E subito dopo la concorrente Starlux Airlines, che aggiunge un catering d’eccezione. All Nippon Airways è già da tempo all’opera. Singapore Airlines intende fare lo stesso. Il settore torna alle origini: voli di guerra e voli turistici. Non si vola più sui biplani ma in aerei giganteschi, simboli del sistema dominante.

Dopo sette ore, i passeggeri tornano al punto di partenza. In ognuno di questi viaggi Qantas sputa nell’atmosfera una tonnellata di CO2, oltre all’ossido di azoto e al vapore acqueo. Ma gli aerei devono volare. Non importa a che scopo. Altrimenti succede che spariscono i posti di lavoro. Pur affermando di “voler fare il necessario del garantire il futuro”, Qantas vara un progetto che prevede la cancellazione di 1000 posti.

Il presidente del CdA di Volkswagen, Herbert Diess, minaccia misure analoghe. Se l’UE dovesse rendere più severe le direttive riguardanti la protezione climatica, dei posti di lavoro spariranno. Secondo Diess “una trasformazione più rapida significa la scomparsa di più impîeghi e più aziende.” Diess conosce il peso di queste minacce. E’ opinione corrente che tutto dipenda dal giro d’affari, dal profitto e dalla rendita garantita dalle azioni. E’ cosi’ che i manager possono vendere l’inquinamento come beneficenza – posti di lavoro! – e mettere il mondo davanti a un’alternativa: clima o lavoro…

Giustiniano

25 settembre 2020

 

 

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